IBM prossima a dimostrare un circuito integrato in grafene
I ricercatori di IBM presenteranno presto i risultati di un progetto che verte sulla fabbricazione di un circuito RF in grafene, e precisamente un raddoppiatore di frequenza a 2GHz, impiegando un processo di produzione CMOS-compatibile. La presentazione sarà tenuta in occasione dell'International Electron Device Meeting che avrà luogo a Washington DC dal 5 al 7 dicembre prossimi.
Il grafene, un foglio di atomi di carbonio disposti in un reticolo esagonale, è caratterizzato da numerose proprietà che lo rendono un candidato idoneo alla ricerca nel mondo dell'elettronica e dei semiconduttori: ad esempio rispetto al silicio, l'elemento principe usato oggi per la produzione dei processori, il grafene ha una mobilità elettronica 40 volte superiore.
Le interessanti proprietà fisiche del grafene si scontrano però con una serie di problematiche nel momento in cui il carbonio viene introdotto in una tradizionale fabbrica di produzione dei "wafer" per l'industria dei semiconduttori. IBM ha portato avanti un progetto per arrivare, in prospettiva, ad una tecnologia di produzione CMOS-compatibile di wafer a 200mm di diametro, che consentiranno di aprire la strada alla realizzazione di circuiteria integrata a base di grafene.
L'ostacolo principale nella produzione di wafer con grafene è rappresentato dalla difficoltà di apporre uno strato di dielettrico sulla superficie del grafene, allo scopo di isolare il gate: IBM ha messo a punto un processo nel quale vengono dapprima definite le strutture del gate sul silicio ed in seguito trasferire gli strati di grafene utilizzando la deposizione chimica da vapore sul silicio. Dopo aver definito le aree in grafene, IBM ha potuto collegare i contatti di pozzo e sorgente per completare la struttura FET.
Secondo le informazioni rilasciate dagli organizzatori dello IDEM, con questo proceso IBM ha realizzato un duplicatore di frequenza che integra transistor FET ed elementi RF passivi, con una conversione di guadagno pari a -25db e una frequenza di output di 2GHz.
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Il più grande catalogo di foto al mondo? È Facebook
Il numero di immagini riprese ogni giorno è in continua crescita: dall'avvento del digitale (con conseguente crollo della fotografia analogica) la quantità di scatti effettuati a livello mondiale è più che quadruplicata, raggiungendo un dato stimato per il 2011 di 375 miliardi di fotografie. Parte di questi numeri è da accreditare ai camera phone (ce ne sono più di 2,5 miliardi in circolazione), che oltre ad aver contribuito ad accrescere il numero di scatti, hanno anche cambiato radicalmente la modalità con cui le fotografie vengono archiviate e fruite.
Se si pensa a una raccolta di immagini Flickr è uno dei primi nomi che viene alla mente, ma sorprendentemente i numeri di quello che fino a poco tempo fa era il più noto servizio di photosharing sono un'inezia rispetto al catalogo di immagini raccolto da Facebook, un vero colosso se confrontato con altri tipi di librerie. Grazie all'upload diretto e al circolo sociale che si instaura sul social network, il catalogo di Facebook si arricchisce di più di 6 miliardi di foto al mese.

Servizi dalla lunga storia (come Flickr) o di grande tendenza (come Instagram) rappresentano dei bruscolini se confrontati con Facebook, che in molti casi addirittura li ingloba, in quanto le foto memorizzate nei due servizi spesso vengono in modo automatico condivise anche su Facebook. Una volta ognuno aveva la classica scatola di scarpe piena di foto, la cui revisione era accompagnata dalle classiche domande 'Questo chi è?' oppure 'Qui dove eravamo?': nessuno avrebbe mai detto che in pochi anni si sarebbe passati a uno sterminato catalogo online, condiviso con migliaia di persone, georeferenziato e con il riconoscimento facciale.
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Vulnerabilità nei sistemi di controllo di impianti energetici, militari e produttivi
C'è una notizia che nelle ultime ore riporta la memoria all'emergenza creata da Stuxnet, la sofisticata minaccia che lo scorso anno ha destato non poche preoccupazioni per le possibili importanti ricadute. Vari siti esteri riportano la notizia secondo cui il ricercatore italiano Luigi Auriemma avrebbe individuato e segnalato svariate vulnerabilità su prodotti denominata SCADA (Supervisory Control and Data Acquisition).
Questo genere di dispositivi viene impiegato in ambito industriale per la gestione e il controllo di processi e nelle note rilasciate da Auriemma troviamo anche l'elenco dei produttori coinvolti nel problema: Beckhoff, MeasureSoft, Rockwell, Carel, Progea, AzeoTech e Cogent. Si tratta di dispositivi utilizzati per le gestione di reti energetiche, per progetti aerospaziali o in ambito militare, quindi in scenari d'uso ben lontani da quello dell'utente finale ed estremamente strategici.
Le vulnerabilità individuate permetterebbero a terzi l'esecuzione di codice da remoto e in qualche caso la realizzazione di un attacco di tipo DoS. Come scrivevamo in apertura, quanto individuato da Luigi Auriemma riporta la mente a Stuxnet ma soprattutto fa riflettere su quanto la sicurezza informatica abbia importanza strategica. Varie fonti online, citando anche importanti interlocutori, sottolineano come sia imbarazzante scoprire problemi simili su sistemi ai quali è delegato un compito tanto critico e delicato.
Spesso si ipotizza che le soluzioni SCADA vengano fatte operare in ambienti resi sicuri da altre infrastrutture, ma il problema sorge nel momento in cui il sistema stesso risulta esposto. Stuxnet ha sicuramente riportato l'attenzione sul problema ma quanto evidenziato da Luigi Auriemma potrebbe essere preoccupante; al momento alcuni produttori hanno già risolti i problemi rilevati e si attendono comunque dichiarazioni ufficiali, approfondimenti e spiegazioni.
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Non è affar nostro parlare di politica ma quando, come in questo caso, il mondo dell'IT e quello politico si incontrano non si può farne a meno. Già, perchè in Germania il partito dei pirati raccoglie, dati degli exit poll, l'8,5% dei voti, guadagnandosi l'accesso al consiglio regionale. Un dato eccezionale.
Si tratta di una importante sorpresa nello scenario politico tedesco: già annunciata in parte dai sondaggi, il voto di ieri a Berlino per il rinnovo del parlamento della città-stato ha confermato quanto questo partito emergente catalizzi l'interesse popolare.
Il partito dei pirati tedesco è stato fondato cinque anni fa e, a partire dalla sua fondazione, conta ora circa 13,000 membri. La crescita del partito è esplosa nel corso del 2009 durante un dibattito politico nazionale circa il blocco di siti contenenti materiale pedografico su internet. In molti hanno letto nella decisione di bloccare una forma di censura e si sono battuti attivamente per evitare la presenza di un "precedente".

Secondo quanto riportato da molti quotidiani tedeschi alla base del successo del partito dei pirati ci sarebbe una campagna irriverente che ha catturato l'immaginazione della fascia più giovane degli aventi diritto al voto. Tra i principi portati avanti da questo partito ci sono quelli della libertà del diritto d'autore e la protezione dei dati. Secondo quanto riportato da Holger Liljeberg, dell'Info polling institute: " Questo partito si concentra molto sul liberalismo e sulla libertà".
Il risultato ha comunque precedenti in Europa: il primo partito Pirata a raccogliere voti per entrare in parlamento è stato quello svedese, che nel corso delle elezioni del 2009 raccolta circa il 7% dei voti.
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55 anni e non sentirli: buon compleanno hard disk
Come riportato da HardOCP, in questi giorni si festeggia un compleanno molto importante ovvero quello dell'hard disk, il più comune e diffuso dispositivo di archiviazione dati. Nel campo dell'informatica sono davvero pochissime le componenti che, pur considerando l'evoluzione tecnologica, hanno saputo mantenere inalterata la propria filosofia di base per ben 55 anni (la stessa età, mese più mese meno, degli attori Tom Hanks e Mel Gibson e del chitarrista Joe Satriani).

A dare i natali all'hard disk, in quel lontano 1956, è stata IBM, con un apparecchio che somiglia molto ai vecchi jukebox. Il peso dell'intero sistema, di cui i dischi erano solo una piccola parte, superava la tonnellata, costava 38.400 Dollari (che all'epoca erano davvero molti) e permetteva di archiviare 5MB di dati.
I piatti utilizzati erano ben 50, con un diametro di 24 pollici (più o meno 60cm). 0,1MB a piatto, insomma, davvero una nullità se paragonati alle capienze specifiche del giorno d'oggi. Si dovrà attendere però gli anni '70 per dare all'apparecchio il nome di hard disk (prima era fixed disk), per meglio distinguerlo dai rivoluzionari floppy disk estraibili e flessibili.
A 55 anni di età l'hard disk è ancora vivo e vegeto, nonostante i recenti attacchi da parte dei chip NAND Flash: per capacità di archiviazione e prezzo per GB la "vecchia" tecnologia non teme alcun rivale, e si prevede che avrà davanti a sé ancora un bel po' di tempo. Tanti auguri hard disk!
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