giovedì 29 dicembre 2011

News del 29 Dicembre 2011

Need for Speed The Run: fine della corsa

Ce n’era davvero bisogno?

E’ proprio questa la domanda che viene da porsi una volta completato The Run e averlo riposto nella sua custodia. Non che sia propriamente una novità per un brand discusso e dalle mille facce come quello di Need for Speed. Una serie che in oltre quindici anni di storia ha assunto molte forme, variando a più riprese le proprie caratteristiche, e deludendo in alcuni casi le aspettative degli appassionati di corse arcade.
Dopo aver toccato il suo apice più elevato con Need for Speed: Undeground, il brand ha iniziato una lunga parabola discendente, che è passata attraverso i vari Most Wanted, Carbon, Pro Street e Undercover, fino alla scelta di Electronic Arts di suddividere il marchio in differenti proposte e soluzioni, affidate di volta in volta ad un team differente. E’ nato così dapprima Shift, variazione sul tema con velleità maggiormente orientate alla simulazione e un’esperienza di guida concentrata all’interno dell’abitacolo, passando per Hot Pursuit e l’ingaggio di un team navigato come i ragazzi di Criterion Games (già famosi per la serie Burnout).
The Run avrebbe dovuto rappresentare il completamento dell’offerta, garantendo un nuovo approccio, molto più orientato all’esperienza cinematografica. In buona sostanza l’idea originaria di Black Box era quella di recuperare quelle (poche) idee che erano state testate in Undercover, cercando di mixarle con nuove componenti, in modo tale da offrire una campagna single-player di breve durata ma estremamente coinvolgente e appagante. Il valore aggiunto avrebbe dovuto essere rappresentato nello specifico dall’utilizzo di una serie di eventi scanditi da Quick Time Events, da vivere al di fuori dell’abitacolo, oltre all’opportunità di ricorrere al Frostbite 2 come engine grafico.
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YaCy, il motore di ricerca basato sul P2P

Di poche settimane fa è la notizia che ha visto Google, nuovamente, andare ad espandere la blacklist di parole chiave: al momento questa lista nera viene utilizzata per filtrare i risultati consigliati e quelli autocompilati, non avendo però riscontri diretti sulla ricerca finale.
Il dibattito che ne è scaturito non è stato di poco conto, anzi. E se è vero che di censura ancora non si può parlare, è senza ombra di dubbio importante sottolineare e non far passare inosservato l'atteggiamento che l'azienda di Mountain View ha da tempo assunto nei confronti di determinati chiavi di ricerca.
Google ha, nel corso del tempo, preso una posizione chiara nei confronti di parole che facciano riferimento a servizi torrent o di file hosting: termini come "torrent", "BitTorrent", "uTorrent", "MegaUpload" e "Mediafire" sono pertanto stati eliminati dalle funzioni autocomplete e istant, andando ad impattare in modo diretto sulle ricerche.
Come abbiamo sottolineato la presenza di queste liste nere non va ad influire il risultato finale della ricerca; a conti fatti pertanto, se un utente è determinato a cercare quella precisa parola chiave, non ci saranno impedimenti. I filtri attivati da Google hanno però un riflesso diretto nelle ricerche complessive.
Ma come fare per dimostrarlo? È la stessa azienda di Mountain View che fornisce gli strumenti per andare a monitorare quanto una determinata parola venga ricercata. Ecco allora che viene in aiuto Google Trends, applicazioni disponibile a questo indirizzo e che permette di monitorare l'andamento di una data chiave di ricerca nel corso del tempo.
E i dati, grafici alla mano, parlano chiaro.
Il primo grafico che riportiamo è quello della chiave di ricerca Megaupload, che Google ha introdotto nella propria lista nera ad inizio anno. Il volume di ricerca è piuttosto evidente ed è cresciuto esponenzialmente a partire dal 2008: questo tipo di servizio si è affermato nel tempo come piattaforma per la condivisione di ogni tipo di contenuto, legale o protetto dal diritto d'autore. La crescita si è però fermata ad inizio 2011, in corrispondenza dell'attivazione dei primi filtri di Google.
Lo stesso destino di Megaupload è toccato a torrent, il popolare servizio di condivisione file P2P che da tempo rappresenta un riferimento per molti utenti. Anche in questo caso, come dimostra il grafico, i filtri attivati da Google sono stati applicati con l'inizio del 2011, comportando una drastica diminuzione delle ricerche con tale chiave.
Isohunt è la terza e ultima parola che utilizziamo per andare ad analizzare quando l'applicazione dei filtri di Google vada ad impattare sulle ricerche. A differenza degli altri due termini, Isohunt è stato inserito nella lista nera dei termini non presenti nelle funzioni istant e autocomplete solo nel mese di novembre. Il crollo verticale, in questo senso è ben visibile.
È vero, non si tratta di censura, ma quanto osservato fino ad ora mostra in modo chiaro e lampante quanto Google possa andare ad influire sui volumi di ricerca: che sia giusto o meno e della correttezza di tale decisioni, non vogliamo però discuterne in questo articolo.
Già perché, quando uno strumento comincia a non limitarsi a fare il suo compito, ma inizia anche a dire cosa cercare, filtrando risultati e fornendo risposte diverse a persone differenti, può far storcere il naso a chi ha sempre visto in Internet uno strumento per ottenere un'informazione che sia libera da ogni legame. Nel corso delle prossime pagine parleremo allora di YaCy, un motore di ricerca distribuito, basato sui principi del peer-to-peer e che potrebbe, a conti fatti, rappresentare in futuro un'alternativa alla grande G.
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Sony Alpha A77: il passo più lungo della gamba?

Sony Alpha A700 è entrata nel cuore di molti appassionati: è stata la reflex che per prima ha fatto fare a Sony il salto di qualità, facendola accedere al segmento delle DSLR prosumer, settore fortemente presidiato dai colossi Canon e Nikon, con Pentax e Olympus impegnati a spartirsi qualche briciola. In seguito Sony è sbarcata anche nel mondo delle reflex full frame, con Alpha A900 e A850, ma Alpha A700 rimane uno dei best seller della casa e sicuramente uno dei prodotti con il gradimento più alto da parte degli appassionati dei prodotti del produttore nipponico.
In questi anni le voci di un modello erede di A700 si sono presentate ad ondate, ma finalmente a fine agosto Sony ha mostrato Alpha A77, che raccoglie l'eredità di A700, introducendo però un coraggioso cambio di rotta: Sony Alpha A77, infatti, non è una reflex. Dopo aver fatto i primi esperimenti di mercato con Alpha A33 e A55 e aver consolidato il progetto con Alpha A35, infatti, Sony ha portato la sua tecnologia Single Lens Translucent anche nel mondo dei prodotti prosumer. Si tratta di una tecnologia che sostituisce allo specchio ribaltabile reflex un elemento fisso in grado di lasciar passare gran parte della luce, indirizzata verso il sensore, e rifletterne una parte verso il modulo autofocus a rilevazione di fase. In questo modo i tecnici Sony hanno cercato di unire i vantaggi delle reflex (sistema autofocus a rilevazione di fase, più veloce e preciso di quello basato sul contrasto) con quelli delle mirrorless, con in più la possibilità di avere il modulo autofocus sempre attivo e non reso 'cieco' temporaneamente dal ribaltamento dello specchio durante lo scatto.
Si tratta di una mossa coraggiosa, che ha attirato a Sony parecchie critiche, ma che dall'altro lato apre interessanti possibilità, come ad esempio l'utilizzo dell'autofocus a rilevazione di fase in modalità continua durante le raffiche o la ripresa di video. Dopo aver visto i primissimi esemplari, ancora non definitivi, all'IFA di Berlino, abbiamo passato qualche giorno in compagnia di una Sony Alpha A77 (purtroppo con il kit con ottica 18-55mm e non il nuovo 16-80mm F3.5-4.5 ZA compagno designato della nuova SLT): ecco le nostre prime impressioni, stiamo preparando per le prossime settimane anche un confronto in laboratorio con alcuni dei principali concorrenti.
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Schede madri per CPU Sandy Bridge: Asus vs Gigabyte

n attesa del debutto delle prime CPU Intel costruite con tecnologia produttiva a 22 nanometri, note con il nome in codice di Ivy Bridge e attese nel corso della prima metà del 2012, la gamma di CPU Intel per gli utenti più appassionati si articola su due differenti proposte. Da un lato le recenti soluzioni Sandy Bridge-E, processori noti commercialmente con il nome di Core i7-3000 abbinati a schede madri socket 2011 LGA; dall'altro le CPU Sandy Bridge, proposte in versioni Core i7, Core i5 e Core i3 a seconda delle caratteristiche tecniche e abbinate a schede madri socket 1155 LGA.
Con la tabella seguente riassumiamo le principali caratteristiche di queste tipologie di processori:
CPU
Sandy Bridge-ESandy Bridge
debuttoNovembre 2011Gennaio 2011
socket2011 LGA1155 LGA
ChipsetIntel X79Intel serie 6
controller memoriaDDR3 quad channelDDR3 dual channel
Coremax 6max 4
Threadsmax 12max 8
Cache L3max 15 Mbytesmax 8 Mbytes
Tecnologia Turbo Boostsisi
I processori Sandy Bridge-E vantano specifiche tecniche migliori delle proposte Sandy Bridge, essendo posizionati nella fascia più alta del mercato; da questo ne derivano prezzi che raggiungono i 999 dollari con il modello Core i7-3960X, attuale top di gamma. Variano il controller memoria, quad channel rispetto a dual channel, oltre al numero massimo di core integrati che possono raggiungere i 6 contro i 4 massimi delle soluzioni Sandy Bridge. L'architettura base delle due tipologie di processori è identica, come del resto i nomi in codice lasciano chiaramente intendere: il quantitativo di cache L3 superiore nelle soluzioni Sandy Bridge-E è utile in alcune tipologie di scenari applicativi soprattutto considerando il maggior numero di core a disposizione.
differenziare sensibilmente queste categorie di processori è il costo d'acquisto, sensibilmente superiore per i modelli Sandy Bridge-E; a questo si aggiunga anche il prezzo maggiore per la scheda madre socket 2011 LGA rispetto a quello di proposte socket 1155 LGA di pari caratteristiche tecniche. Nel corso delle nostre analisi comparative dei processori abbiamo evidenziato prestazioni più elevate per le proposte Sandy Bridge-E, non tali da bilanciare il costo d'acquisto complessivo della piattaforma; la proposta più bilanciata rimane quella Sandy Bridge, in particolare con i modelli Core i7-2600K e Core i5-2500K che rappresentano le scelte di riferimento per gli utenti più appassionati.
Tra le schede madri socket 1155 LGA sono numerose le proposte disponibili sul mercato, variabili sensibilmente a seconda delle caratteristiche accessorie implementate oltre che del tipo di chipset. Pensando al pubblico degli utenti più appassionati il modello Z68, ultimo arrivato tra le proposte della serie 6, è indubbiamente il più interessante in quanto implementa alcune funzionalità specifiche che non sono presenti negli altri modelli della stessa famiglia:
  • Switchable graphics: via software di terze parti permette di utilizzare alternativamente GPU integrata nel processore e GPU discreta presente nel sistema in funzione del tipo di carico di lavoro;
  • Intel Smart Response Technology: utilizza un SSD quale memoria cache che velocizza gli accessi all'hard disk tradizionale presente nel sistema;
  • Overclock di CPU e GPU: questo è l'unico chipset per processori Sandy Bridge che permette di variare le frequenze di clock di CPU e GPU contemporaneamente, ovviamente nel caso in cui non si utilizzi una scheda video dedicata su slot PCI Express.
In questo articolo abbiamo messo a confronto due schede madri di fascia enthusiast, caratterizzate da scelte tecniche differenti e accumunate dall'utilizzo del chipset Intel Z68. Asus Maximus IV Extreme-Z è proposta della famiglia ROG, Republic Of Gamers, specificamente sviluppata per l'appassionato di overclocking più che per il videogiocatore incallito. Gigabyte G1.Sniper 2 è invece scheda che già a partire dal design lascia intendere che ha nel gamer il proprio target di riferimento, pur essendo prodotto di fascia alta e quindi adatto anche all'overclocking. Nella tabella seguente abbiamo riassunto le principali specifiche tecniche di questi due modelli:
Modello
Asus Maximus IV Extreme-ZGigabyte G1.Sniper 2
Form FactorExtended ATXExtended ATX
ChipsetIntel Z68Intel Z68
Socket1155 LGA1155 LGA
slot memoria4, DDR34, DDR3
slot PCI Express 16x42
slot PCI Express 4x1-
slot PCI Express 1x12
slot PCI-2
Connettore VGAnono
Connettore DVInono
Connettore HDMInosi
Connettore Display Portnono
Compatibilità SLIsi
triple SLI via chip NF200
si
Compatibilità CrossFiresisi
porte USB onboard-7
porte USB 3.0 onboard82
Connettori alimentazione24pin
8 pin
2 connettori 4pin Molex
24pin
8 pin
Firewirenono
SATA2 porte 6Gbps via chipset Z68
4 porte 3Gbps via chipset Z68
2 porte 6Gbps Marvell 9182
2 porte 6Gbps via chipset Z68
3 porte 3Gbps via chipset Z68
2 porte 6Gbps Marvell 88E9172
eSATAsi, 2 portesi, 1 porta
Lan2x Intel GigabitBigfoot Killer E2100
AudioRealtek ALC889Creative CA20K2
EIDEnono
Floppynono
Connettori ventole75
La scheda con la dotazione accessoria più ricca è indubbiamente quella Asus Maximus IV Extreme-Z: grazie alla presenza del chip NVIDIA NF200 questa scheda madre può gestire configurazioni SLI con un massimo di 3 schede video in parallelo, mentre la proposta Gigabyte G1.Sniper 2 è limitata a un massimo di 2 schede video in parallelo, tanto in SLI come in CrossFire. Dove la scheda madre Gigabyte si avvantaggia è nei sottosistemi audio e di rete: il primo è basato su chip Creative CA20K2, mentre per il secondo troviamo la soluzione Bigfoot Killer E2100. La scelta di entrambe le soluzioni è legata al target di riferimento tipico di questa scheda madre che è quello del videogiocatore più appassionato.
Nelle pagine seguenti analizzeremo in dettaglio la costruzione e le caratteristiche accessorie, bios compreso, di questi due prodotti. L'analisi operativa sarà incentrata sulle potenzialità in overclock di queste schede e non sulle prestazioni velocistiche tradizionali: tale scelta è legata alla generale standardizzazione registrata tra schede madri basate sulla stessa famiglia di chipset, complice in questo l'integrazione nelle CPU di un numero sempre più elevato di componenti. Crediamo che per l'utente più appassionato, anche in considerazione dei prezzi d'acquisto che sono tutt'altro che popolari, siano i livelli di tweaking che possano fare la differenza nella scelta di una scheda madre, lasciando alla specifica versione di processore abbinata la responsabilità del livello prestazionale messo a disposizione.
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