
iPad 3 il prossimo 26 gennaio, forse sì, quasi sicuramente no
Secondo quanto diffuso negli ultimi giorni da Digitimes, Apple potrebbe rivelare prima del previsto la nuova versione del proprio tablet, ovvero iPad, attualmente giunto alla sua seconda versione. La data prescelta per la presentazione del dispositivo potrebbe essere quella del prossimo 26 gennaio, giorni in cui è programmato l'iWorld 2012.
Con l'annuncio delle nuove soluzioni, pare che l'attuale iPad 2 possa subire un taglio di prezzo e andare così a costituire la soluzione "entry-level" della famiglia iPad con un costo che dovrebbe avvicinarsi di molto a quello del Kindle Fire di Amazon che sta spopolando negli Stati Uniti.
Le prime voci che parlavano di un pannello da 7,85 pollici per il nuovo iPad sembrano state messe da parte per fare posto a un display da 9,7 pollici con risoluzione QXGA (1536x2048 pixel) la cui luminosità sarà garantita da un doppio strato di LED. Il maggiore fornitori di pannelli per il nuovo iPad dovrebbe essere Sharp, seguito da LG e Samsung Electronics.
Al colosso coreano dovrebbe essere anche affidata la produzione del modulo fotocamera destinato a quello che probabilmente sarà iPad 3 che, sempre secondo indiscrezioni, sarà un sensore CMOS da 5 megapixel. Sempre a Samsung sarà commissionata anche la produzione del processore che equipaggerà il dispositivo, verosimilmente il quad core A6.
Dalle voci, ancora senza alcuna conferma, sembra poi che le versioni del tablet in arrivo siano addirittura due, differenziate tra loro per alcune caratteristiche tecniche e che amplierebbero così la gamma fino ad avere una versione di fascia bassa (probabilmente l'attuale iPad 2), media e alta.
Si tratta tuttavia probabilmente solo di rumors a cui Apple non sembra aver dato molto peso, rifiutandosi di commentare. Secondo Jim Dalrymple responsabile di The Loop si tratterebbe solamente di voci senza fondamento destinate a finire nel dimenticatoio, dato anche che il colosso di Cupertino non ha mai presentato nessun dispositivo nel corso di un evento non ufficiale. Opinione, quest'ultima, da noi condivisa e che sembra aver ricevuto conferma da alcune fonti interne alla compagnia della mela morsicata.
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Wi-Fi Protected Setup (WPS) bucabile in un paio di ore
Il sistema Wi-Fi Protected Setup (WPS) si rivela molto comodo per aggiungere a una rete Wi-Fi un nuovo dispositivo: il vantaggio di questa tecnologia sta nella configurazione semplificata che si limita a un semplice codice PIN a 8 cifre.
Da alcuni giorni sono però disponibili informazioni preoccupanti in merito alla sicurezza di questo sistema, infatti Stefan Viehbock - ricercatore di sicurezza - ha documentato come è riuscito a eludere questa protezione. Analizzando le informazioni scambiate tra il router e il dispositivo Stefan Viehbock ha scoperto come in realtà le possibili combinazione del codice PIN non siano 100 milioni ma solo 11mila.
Viehbock ha scoperto che nella negoziazione tra dispositivo e router quest'ultimo invia un messaggio informando se i primi 4 digit del PIN inserito sono corretti o meno. Questa informazione unita al fatto che le restanti quattro cifre verrebbero fornite dal router stesso per effettuare il checksum rende di fatto il WPS un sistema aggirabile.
Stefan Viehbock sostiene che in circa ore di lavoro è possibile individuare il PIN sufficiente a connettersi a una Wi-Fi altrui. La notizia ha destato preoccupazione e interessa tanto che lo US-CERT ha diramato una nota ufficiale consigliando la disattivazione del WPS sui router al fine di limitare il problema. Trattandosi di un attacco di tipo brute force non è difficile immaginare che a breve i vari produttori possano implementare le necessarie modifiche al firmware tali da garantire la sicurezza degli utenti.
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Con Dropbox backup delle immagini da Smartphone e fotocamere
Nelle versioni di Dropbox ancora in fase di sviluppo c'è un'interessante novità che promette di offrire agli utenti un nuovo e funzionale modo per effettuare il backup delle immagini scattate con fotocamere o smartphone. La funzionalità sarà disponibile anche per i video.
Il principio di fondo è estremamente semplice: collegando a un PC una fotocamera o uno smartphone Dropbox effettuerà in modo automatico l'upload in cloud delle immagini presenti sul dispositivo. Per l'utente ci sarà quindi la certezza di avere oltre alle immagini salvate in locale anche un backup delocalizzato sempre accessibile.
La funzionalità è al momento in fase di test come documentato da queste informazioni presenti sul forum di Dropbox (versione 1.3.5) e al momento le versioni per Mac e Linux non offrono ancora pieno supporto a questa funzione. Per chi volesse provare questa nuova possibilità il link di riferimento è questo ma consigliamo di leggere in modo attento le informazioni contenute nelle note di rilascio.
Al momento non è possibile intervenire sulle modalità di upload delle immagini: tutte le fotografie presenti sul dispositivo vengono trasferite in cloud. Questo dettaglio ha importanti impatti sul volume di dati trasferiti e sulla quota di spazio di storage occupato con il solo backup delle immagini.
È interessante notare come Dropbox sia un prodotto in costante crescita e evoluzione con funzionalità e migliorie che lo rendono ancor più completo. Va comunque precisato che la nuova funzionalità offerta da Dropbox è già presente in altre soluzioni disponibili da tempo, come ad esempio sui terminali Windows Phone che utilizzano le risorse disponibili su SkyDrive.
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Duqu e Stuxnet: malware con molti elementi in comune
Nei giorni scorsi Kaspersky Labs ha diffuso importanti dati relativi a Duqu e Stuxnet, minacce che da mesi vengono tenute sotto controllo e studiate dagli esperti si sicurezza. Una particolarità che rende questi malware particolarmente importanti è il loro target: per questi due codici non si parla di utenti finali, di furti di identità o altre attività illecite, ma l'obiettivo finale riguarda infrastrutture critiche e strategiche.

Stando agli esperti Duqu e Stuxnet hanno importanti elementi comuni tali da far pensare che dietro a entrambi i malware ci sia lo stesso sviluppatore, o meglio team di sviluppo. Ciò che accomuna i due malware è la parte di codice deputata a diffonderli e renderli attivi: gli esperti hanno confrontato date e caratteristiche inerenti i driver di Duqu e Stuxnetrealizzando questa completa analisi.

Dietro a queste minacce c'è una piattaforma progettata nel 2007 e a più riprese aggiornata per essere utilizzata anche in altre attività malevole. In conclusione, per gli esperti di Kaspersky Labs sono attivi svariati progetti basati sulla medesima piataforma - denominata anche “Tilded” platform" per l'utilizzo dei caratteri ~d nel nome dei file - utilizzata da Duqu e Stuxnnet; per le caratteristiche di modularità e polimorfismo è quindi probabile che anche in futuro altri malware potranno utilizzare parte di questo codice.
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