Google al lavoro su di un tablet 7", concorrente di Kindle Fire?
Poche settimane fa il presidente di Google, Eric Schmidt, ha rivelato al mondo che Google sarebbe al lavoro dietro ad un tablet di "alta qualità" che potrebbe arrivare nel corso dei prossimi sei mesi. Questa dichiarazione ha lasciato così ampio spazio a moltissime speculazioni, nessuna confermata direttamente dall'azienda.Oggi è Digitimes a parlare del futuro prodotto, che potrebbe chiamarsi Nexus tablet: secondo quanto riportato dal noto sito internet, il dispositivo sarà ovviamente caratterizzato da un display da 7" e sarà prodotto con sistema operativo Ice Cream Sandwich. Il prezzo di commercializzazione sarà invece di 199 dollari americani, in diretta concorrenza con il Kindle Fire di Amazon. Secondo quanto riportato dalla fonte, inoltre, la catena produttiva di Google sarebbe già in grado di arrivare sul mercato in volumi nel corso del mese di aprile.
La strategia di Google, qualora venisse confermato l'arrivo di un tablet capace di andare a competere sul prezzo con la proposta di Amazon, sembra arrivare in un momento particolarmente propizio: Amazon ha fatto registrare importanti volumi di vendite nel corso delle ultime festività, e Kindle Fire è stato proprio il prodotto più venduto.
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A volte ritornano: Microsoft interessata alla divisione smartphone di Nokia
Torna a farsi strada un'ipotesi circolata diversi mesi fa, ovvero la possibilità che Microsoft acquisisca la divisione smartphone di Nokia. L'indiscrezione giunge dalla stessa persona che fece circolare la voce lo scorso mese di maggio: Eldar Murtazin, un osservatore del settore mobile, il quale ha scritto sulla propria pagina Twitter che i vertici delle due aziende, tra cui Steve Ballmer e Stephen Elop, avrebbero organizzato un incontro al Las Vegas per definire i dettagli dell'operazione.Un accordo di questo tipo, se l'indiscrezione dovesse essere confermata dai fatti, potrebbe essere finalizzato nel corso della seconda metà del 2012 e lascerebbe nelle mani dell'azienda finlandese solamente il business dei cosiddetti feature phone, la sussidiaria Navteq che si occupa di servizi di cartografia digitale e la joint venture Nokia Siemens Networks impegnata nella realizzazione e sviluppo di apparati e infrastrutture di rete.

E' inoltre possibile che Stephen Elop, attuale CEO di Nokia, rassegni le proprie dimissioni con la prospettiva di ritornare in Microsoft (dove già occupava, prima di approdare in Nokia, il ruolo di responsabile della divisione business dell'azienda). Gli smartphone Windows Phone non sarebbero più commercializzati, inoltre, con il marchio Nokia. L'ipotesi, come già abbiamo detto, circola dallo scorso mese di maggio, quando però fu la stessa Nokia a smentire categoricamente la possibilità di una cessione della divisione smartphone al colosso di Redmond.
Si tratta di un'operazione che sebbene possa sembrare esotica, acquista comunque senso sia per Microsoft sia per la stessa Nokia: la prima potrebbe infatti portarsi in casa un notevole know-how assieme ad un ricco bottino di proprietà intellettuale (sulla falsariga di quanto accaduto con Google e la sua acquisizione di Motorola Mobility), la seconda si potrebbe liberare di una divisione che nel corso degli ultimi anni non è stata in grado di guidare opportunamente e che ha causato più grattacapi che altro. Al termine dell'eventuale operazione Microsoft si troverebbe in una miglior posizione, rispetto ad ora, per contrastare Apple/iOS da un lato e Google/Android dall'altro.
Potrebbe inoltre non essere un caso che le voci tornino a circolare in questo periodo: la prossima settimana aprirà i battenti il CES di Las Vegas, che rappresenterebbe uno scenario ideale per un eventuale annuncio ufficiale. Non bisogna inoltre dimenticare che gli smartphone della serie Lumia, che hanno convinto critica e pubblico, stanno riscuotendo buoni successi di vendita: Microsoft potrebbe aver deciso di aspettare e vedere il riscontro dei consumatori prima di avviare una formale trattativa di acquisizione.
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UbiSlate, il tablet Android low-cost: un mercato da 1,4 milioni di unità
Che i tablet siano uno dei fenomeni che ha caratterizzato il mercato IT nel corso degli ultimi mesi è oramai agli occhi di tutti. Quello che sorprende è che anche un mercato emergente come quello Indiano sia stato colpito da questo fenomeno, grazie all'arrivo in commercio del tablet conosciuto come DataWind UbiSlate7.
Al momento caratterizzato da un costo vicino ai 47 dollari americani (2,499 rupie), già in calo rispetto ai circa 60 dollari americani in occasione del lancio, ha fatto registrare ordini pari a 1,4 milioni unità nel corso delle prime due settimane di commercializzazione.
Secondo quanto riportato dalle analisi fornite da AFP, disponibili a questo indirizzo, i numeri sono andati oltre ogni aspettativa: l'intero mercato tablet Indiano del 2010 ha fatto registrare ordini per 250-300.000 unità. Le prevendite di UbiSlate, da sole, hanno mosso invece 400.000 unità.
Il tablet ha, ovviamente, caratteristiche hardware non di primo piano: caratterizzato da un display da 7" è dotato di 2GB d memoria, due porte USB e 256MB di memoria RAM. Il sistema operativo è Android 2.2; è inoltre presente un modulo WiFi, mentre l'autonomia si aggira attorno ai 180 minuti.

Disegnato da DataWind e dall'Istituto Indiano per la tecnologia, il prodotto è stato pensato, inizialmente, per gli studenti: il tablet è invece poi diventato un progetto di più ampio respiro e la strategia prevede l'immissione in circolazione di circa 10 milioni di esemplari da fornire a tutti gli studenti.
Sull'onda del successo DataWind ha ora in progetto di aprire tre fabbriche per produrre circa 75,000 unità al mese (per fabbrica) a partire da Aprile. L'aumento dei volumi produttivi dovrebbe riuscire a portare una sensibile diminuzione del costo finale del prodotto, che potrebbe arrivare fino ai 35 dollari americani dichiarati inzialmente, magari anche meno.
DataWind ha già annunciato l'arrivo di una upgrade al proprio tablet standard: sarà chiamato UbiSalte7+ e sarà caratterizzato dal sistema operativo Android 2.3 e equipaggerà un processore ARM Cortex A8 da 700MHz invece chce un ARM1 da 600MHz.
In conclusione, appare particolarmente interessante notare come quello che sembra essere un fenomeno comune sia in grado di adattarsi ai differenti scenari di mercato che incontra: un ruolo importante, in questo caso, è stato giocato anche dallo stesso governo indiano.
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