martedì 3 aprile 2012

News del 03 Aprile 2012

Facebook contro Google per il miglior motore di ricerca

Navigare sul web è una operazione che, difficilmente, non passa per la pagina che mostra il tanto famoso logo di Google. Il motore di ricerca è diventato, nel corso degli anni, un riferimento per chiunque si trovi ad utilizzare il PC quotidianamente. Ad affiancarsi ai motori di ricerca, però, sono arrivati i Social Network, Facebook su tutti.
E se da un lato, gli spider di Google continuano a raccogliere informazioni in giro per il mondo, sul fronte dei social network sono le persone a condividere contenuti. Due approcci differenti per trovare informazioni, certo, ma quale dei due funziona meglio?
Secondo quanto riportato da Businessweek, Facebook avrebbe al momento un team dedicato allo sviluppo di una funzione ricerca. A capo di questo gruppo di ingegneri ci sarebbe Lars Rasmussen, vecchio ingegnere Google: il progetto sarebbe quello di poter creare un motore di ricerca che permetta di poter cercare al meglio le informazioni all'interno del social network.
L'approccio di Google alla ricerca è noto a molti e si basa sull'utilizzo di algoritmi di analisi che decidono, in modo automatico, quanto un contenuto si rilevante o meno. L'arrivo di Google+, il social network dell'azienda di Mountain View, ha modificato solo leggermente questo approccio.
Quello che potrebbe mettere in campo Facebook è una soluzione differente, basata sulla propria funzione "like", con cui sono catalogati un numero enorme di pagine e contenuti. Questa funzione, unita a liste, sottoscrizioni e molto altro potrebbe essere affiancata ad un "normale" algoritmo di analisi, che permetterebbe all'utente finale di poter avere tra le mani una ricerca che sia basata sugli elementi cardine del popolare social network.
Quello che è certo è che Facebook si trova, oggi, a dover gestire una enorme mole di dati: dati che possono essere utilizzati per numerose applicazioni, tra cui appunto un motore di ricerca che sfrutti tali informazioni. L'approccio, almeno in linea teorica, potrebbe portare sul mercato una soluzione che possa risultare migliore di Google sotto alcuni aspetti e inefficace in altri.
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Passi avanti nella realizzazione di semiconduttori monocristallini

Un progetto di ricerca portato avanti in collaborazione dall'ETH Zurich, dall CSEM di Neuchatel, dal Politecnico di Milano e dall'Università di Milano Bicocca ha permesso di compiere un importante passo avanti nella produzione di strutture monocristalline di semiconduttore su silicio. La nuova struttura ha mostrato interessanti proprietà che potrebbero portare risvolti positivi in molte tecnologie, special modo in quelle ottiche e fotovoltaiche.
Sebbene il silicio rappresenti l'elemento principe alla base di tutta l'elettronica, grazie alle sue proprietà di semiconduzione, nonché alla sua abbondanza in natura e al suo costo contenuto, vi sono altri elementi che hanno proprietà migliori rispetto a quelle del silicio. Da tempo i ricercatori stanno studiando metodologie e tecniche per poter unire il silicio ad altri semiconduttori come il germanio, per poter combinare i punti di forza di ciascuno ed aprire la porta a nuove applicazioni.
La difficoltà, però, sta proprio nel combinare il silicio con altri elementi semiconduttori. Il professor Hans von Känel, docente presso l'ETH Zurich, spiega: "Un'elegante alternativa all'integrazione monocristallina è possibile solamente se lo spazio interatomico e le proprietà termiche del silicio differiscono di poco con quelle del materiale da integrare o se gli strati sono sufficientemente sottili. Questo è il motivo per il quale fino ad ora non vi è stato alcun successo nella costruzione di uno spesso strato monocristallino di germanio sul silicio, per via dei difetti presenti nel reticolo cristallino. In aggiunta a ciò i wafer di silicio si possono deformare o gli strati di livelli possono rompersi sotto lo stress termico, rendendo così i componenti elettronici inutilizzabili".
Invece di impiegare uno strato continuo di germanio, i ricercatori hanno realizzato una sorta di tappeto a "ciuffi" di silicio sui quali viene innestato germanio monocristallino. Lo spazio tra questi ciuffi è di una dozzina di nanometri. Per realizzare questi ciuffi i ricercatori hanno letteralmente "intagliato" un substrato di silicio in nanoscopiche colonne da due micron di lato e otto micron di altezza. I cristalli di germanio sono quindi stati fatti crescere sui nanopilastri in silicio.
Grazie a questo processo i ricercatori sono stati capaci di generare strati di silicio-germanio scevri da difetti, di qualunque spessore desiderato. Attualmente è stato possibile realizzare una struttura in germanio dello spessore di 50 micron, ovvero superiore di dieci volte a quanto possibile con le tecniche precedentemente impiegate. "Con questo spessore uno strato continuo di germanio si sfoglierebbe" ha dichiarato von Kanel. Il nuovo metodo ha tutte le carte in regola per consentire la realizzazione di strati di germanio di 100 micron di spessore. Non c'è bisogno di alcuna tecnica speciale per legare i due strati di materiale.
L'obiettivo originario del progetto di ricerca verteva sulla produzione di un rilevatore di raggi-X di elevata sensibilità, che consenta di impiegare ridotti quantitativi di radiazione per ampliare i possibili campi di applicazione delle tecniche radiografiche, sia in campo medicale, sia in ambito civile con i sistemi di scansione di bagagli negli aeroporti. Uno strato di germanio di almeno 50 micron di spessore dovrebbe consentire di arrivare alla sensibilità necessaria, e la tecnica esplorata dai ricercatori dell'ETH Zurich consente di realizzare queste strutture a costi accessibili.
Tra gli altri possibili campi di impiego vi è quello del fotovoltaico, con la realizzazione di celle impilate ad elevata efficienza, in maniera tale che ciascuna possa assorbire differenti lunghezze d'onda della luce solare. Si tratta di fotocellule che già sono impiegate nell'industria aerospaziale e che potrebbero essere estesi a campi d'applicazione meno specifici grazie ad un contenimento dei costi di produzione. I ricercatori dell'ETH Zurich sostengono comunque che sarà necessario attendere ancora diversi anni prima che questa tecnologia possa essere applicabile commercialmente alla produzione di nuove soluzioni e dispositivi. Il team di ricerca è però convinto che i risultati di questo progetto possano essere estesi per utilizzare altri materiali oltre al germanio, come l'arseniuro di gallio o il carburo di silicio.
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Google distribuirà il Nexus tablet in prima persona?

Come già i più attenti sapranno, Google sarebbe, secondo alcune informazioni trapelate nelle ultime settimane, sul punto di introdurre una propria soluzione tablet che riceverà probabilmente la denominazione Nexus, propria delle soluzioni che si fregiano del marchio del colosso di Mountain View. Il tablet Nexus, dovrebbe essere prodotto, secondo quanto diffuso nelle settimane passate, dalla taiwanese Asus.
Nel corso delle ultime ore, l'informazione sembra aver ricevuto una conferma dal Wall Street Journal che, tuttavia, avrebbe anche affermato che, secondo voci di esponenti interni alla compagnia, il tablet Nexus potrebbe essere distribuito direttamente da Google tramire uno shop online creato appositamente per l'occasione.
Non si tratta tuttavia di una novità, già nel 2010, infatti, la compagnia americana aveva iniziato a vendere in esclusiva il proprio Nexus One proprio utilizzando questo metodo.
Il WSJ ha poi affermato che anche Samsung potrebbe produre in futuro un tablet Nexus, anche se non si hanno ancora informazioni precise riguardo le tempistiche di questa operazione. Samsung e Asus sono infatti, in questo momento, le due compagnie produttrici di tablet Android che hanno ottenuto il maggior sccesso in questa particolare categoria di prodotti.
Il Google Nexus Tablet by Asus dovrebbe portare in dote un display da 7 pollici e l'ultima versione del sistema operativo Android, che , al momento del lancio dovrebbe essere l'esclusiva Jelly Bean. Il Nexus Tablet costerà probabilmente solo 149$, 50$ in meno del rivale Amazon Kindle Fire.
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Google Account Activity per statistica e sicurezza

Da alcune ore Google ha attivata la nuova opzione Account Activity dedicata a tutti i propri utenti. Con questa nuova opzione Google offre una panoramica delle attività svolte online utilizzando i propri servizi e viene generato un report su base mensile che viene notificato al singolo utente. Tra le varie opzioni è anche possibile accedere alle statistiche del proprio account in qualsiasi momento accedendo a questo indirizzo.
Con Account Activity si ha la possibilità di valutare in che modo si utilizzano i servizi Google: quante email inviamo e riceviamo, quali sono i contatti con i quali si scambiano più messaggi, oppure come si utilizza lo strumento search o quali contenuti di YouTube sono stati maggiormente ricercati.
Oltre a queste informazioni utili per fini statistici o per rivedere le modalità con cui si spende il proprio tempo online con Account Activity è anche possibile visualizzare alcune informazioni relative ai vari login effettuati, con un chiaro quadro su eventuali azioni illecite. A questo proposito segnaliamo la buona abitudine di utilizzare l'opzione 2-step verification da tempo disponibile.
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