venerdì 6 aprile 2012

News del 06 Aprile 2012


Il MIT pensa ai robot fai-da-te

Un gruppo di scienziati del Massachussets Institute of Technology, grazie al supporto finanziario di 10 milioni di dollari da parte della National Science Foundation, ha dato il via ad un progetto volto a rivoluzionare il modo in cui vengono progettati e costruiti i device robotici, con l'obiettivo di consentire a chiunque, un domani, di progettare, personalizzare e stampare un robot specializzato in qualche ora.
Daniela Rus, professore del MIT responsabile del progetto, commenta: "La ricerca ha la visione di un nuovo modo di pensare alla progettazione e alla produzione dei robot e potrebbe avere un profondo impatto sulla società. Crediamo che vi sia il potenziale di trasformare la produzione e di democratizzare l'accesso ai robot".
Attualmente sono necessari anni per progettare, produrre e programmare un robot funzionale e si tratta di un'operazione estremamente costosa che va a toccare la progettazione di hardware e software, il machine-learning e tecniche di programmazione avanzate. Il nuovo progetto mira ad automatizzare il processo di produzione di dispositivi tridimensionali funzionali e permetterebbe a chiunque di progettare e costruire robot impiegando materiali di facile reperibilità come la plastica o la carta.


La visione dei ricercatori è quella di creare una piattaforma che consenta ad un individuo di identificare un problema domestico che ha bisogno di assistenza, quindi dirigersi ad un negozio locale per selezionare uno schema da un catalogo di progetti di dispositivi robotici e quindi personalizzare un robot facile da usare e che possa risolvere il problema. Nel giro di 24 ore il robot sarà stampato, assemblato, programmato e pronto per l'azione.
I ricercatori si stanno focalizzando ora su diverse aree: lo sviluppo di API per la progettazione e la definizione di funzioni semplici, algoritmi di scrittura che consentano il controllo dell'assemblaggio di un dispositivio e le sue operazioni, la creazione di un linguaggio di programmazione facile da usare e la progettazione di nuovi materiali che consentano un processo di fabbricazione automatizzato.
Il gruppo di ricercatori ha già realizzato due prototipi di dispositivi che possano essere stampati e programmati: un robot dalle sembianze di un insetto che possa essere utilizzato per esplorare zone contaminate e uno strumento che possa essere utilizzato dalle persone con limitata mobilità per afferrare oggetti.
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Apple al lavoro su un gaming controller fisico per i dispositivi iOS 

Sarebbe in corso un progetto interno ad Apple per la realizzazione di un controller per i videogiochi fisico da abbinare ai dispositivi portatili delle famiglie iPad e iPhone. Lo rivela Anandtech all'iterno della sua recensione sul Nuovo iPad. "C'è un progetto interno ad Apple volto a portare sul mercato un controller fisico", si legge nella suddetta recensione. "Tuttavia, non è certo che questo prototipo vedrà prima o poi la luce".
Infinity Blade II
Il rivale Google ha introdotto il supporto per controller dotati di collegamento via cavo e wireless già l'anno scorso con il rilascio della versione Honeycomb 3.0 del suo sistema operativo mobile Android.
Se Apple attualizzasse questa operazione, non solo consentirebbe di giocare con qualcosa di simile a un gamepad a giochi come Grand Theft Auto su iPad e iPhone, ma si inserirebbe ulteriormente nel mercato dei videogiochi, sfidando i produttori di console domestiche. La rinnovata capacità computazionale dei dispositivi Apple di fatto li rende competitivi anche con le console domestiche, visto che sono già in grado di renderizzare le immagini a una risoluzione maggiore rispetto a quanto fanno le stesse console domestiche.
"Stiamo facendo pressioni sui produttori di console perché temiamo che, se non seguiranno i nostri consigli, Apple li batterà", diceva Mark Rein, vice president di Epic Games, qualche settimana fa. Lo sviluppatore di Gears of War è uno dei più impegnati sui dispositivi Apple con la serie Infinity Blade. Sta adesso ultimando i lavori su Infinity Blade Dungeons, che è pensato per sfruttare pienamente l'hardware del Nuovo iPad.
Un limite importante per il gameplay sui dispositivi portatili con display touchscreen è proprio il sistema di interfacciamento. Per i giocatori hardcore, infatti, risulta approssimativo interagire senza la disponibilità di levette analogiche e altri tipi di controlli fisici.
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Flashback trojan controlla mezzo milione di Mac

Una variante del trojan Flashback controllerebbe, a oggi, oltre mezzo milione di sistemi Mac in tutto il mondo. A riportare la notizia è l'azienda russa Dr. Web specializzata nella realizzazione di antivirus: secondo quanto annunciato nella giornata di mercoledì, infatti, la botnet Mac sarebbe ora composta da circa 550,000 terminali infetti.
Il numero è salito fino a 600,000 unità, con terminali in tutto il mondo, e ben 274 sarebbero presenti a Cupertino, paese che ospita la sede di Apple. Il trojan Flashback è comparso già nel 2011, ma l'ultima variante va a colpire una vulnerabilità Java poi risolta, presente in Mac OS X. Proprio i ritardi sul rilascio della patch avrebbero permesso al trojan di diffondersi in modo piuttosto preoccupante.
Secondo i dati forniti da Dr. Web il 57% dei Mac infetti sarebbe localizzato negli Stati Uniti, e un altro 20% in Canada. Così come la precedente versione di Flashback, il trojan cerca sui Mac infetti la presenza di eventuali applicazioni antivirus, prima di generare una lista di botnet con cui poi cominciare a comunicare. Il malware si installa sul sistema dopo aver visitato una pagina web con contenuto malevolo. Il consiglio è, ovviamente, quello di scaricare il fix.
Per controllare se il vostro sistema è infetto, F-Secure a questo indirizzo, offre indicazioni per verificare.
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Internet Explorer 10 e Windows 8 pinning nel menu start

Microsoft ha da poco pubblicato sul proprio blog MSDN alcune interessanti indicazioni relative a Internet Explorer 10 e Windows 8, con particolare riferimento alla modalità di aggiornamento delle tile e alla gestione delle favicon. Le informazioni sono destinate al pubblico degli addetti ai lavori e degli sviluppatori ma alcuni dettagli permettono interessanti osservazioni.
Il menu start di Windows 8, quello per intenderci tanto amato o criticato con interfaccia Metro, supporta il pinning diretto delle pagine web. Il concetto di pinning introdotto da Internet Explorer 9 su Windows 7 e limitato alla sola barra di stato del sistema operativo ora viene esteso, con nuove e interessanti opportunità.
Si ha in un certo senso una sovrapposizione tra siti "pinnati" e siti "preferiti" ma la presenza di una tipologia non esclude l'altra proprio come accade oggi con Internet Explorer 9. Il tutto risulta usabile se i siti pinnati nello start menu di Windows 8 non sono numerosissimi, infatti in caso contrario ci sarebbe confusione e anche la ricerca di una specifica tile diventerebbe complicata. E proprio per questo motivo la gestione del pinning si affianca e completa quella dei preferiti.
La possibilità di inserire una tile nel menu start dedicata a uno specifico URL diviene ancor più interessante nel momento in cui vengono implementate le notifiche dinamiche dei contenuti, chiamate anche Badge Notification. Con questi strumenti è possibile visualizzare nella tile ulteriori informazioni come ad esempio la presenza di un nuovo messaggio o semplicemente l'invito per l'utente a visitare il determinato URL per verificare le ultime novità pubblicate.
Con il menu Start i singoli siti web possono avere ampia visibilità, ancor prima di avviare il browser e se viene integrata l'opzione di notifica dinamica l'informazione può essere ancor più tempestiva. Questo concetto potrebbe essere esteso a tutti i contenuti inseriti nel menu start che può essere visto come il primo elemento di contatto con il sistema operativo con il quale avere un accesso preferenziale alle informazioni (URL pinnati) o alle applicazioni, anche non Metro style, maggiormente utilizzate.
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Google comincia il testing dei suoi occhiali per la realtà aumentata

Indossare un dispositivo che ci mostri, in tempo reale, informazioni che vanno ad arricchire la realtà in cui ci stiamo muovendo è uno scenario che ha trovato, fino ad oggi, applicazioni solamente nella cinematografia e in ambito militare. Nella giornata di mercoledì Google ha pubblicato, però, interessanti dettagli circa il proprio progetto chiamato Project Glass. Sotto questo nome, l'azienda di Mountain View, ha portato il primo progetto di soluzioni per la realtà aumentata.
Gli appositi occhialini, al momento, non sono ancora in vendita ma Google ha dato il via al test pubblico. In un post dedicato su Google Plus, l'azienda spiega il principio di funzionamento del prodotto, portandoci in una prospettiva in prima persona che ci permette di interagire direttamente con Project Glass. Il video a seguire:
Il prototipo mostrato mercoledì è piuttosto essenziale ed è formato da una classica montatura da occhiali, con un display posizionato vicino all'occhio destro. L'interazione è garantita, ovviamente, da un sistema operativo che invia informazioni all'utente, controllando in tempo reale posizione geografica e molto altro.
Project Glass
Project Glass, al momento, è solo in fase di sviluppo e potrebbe trovare una implementazione anche nelle lenti a contatto, afferma Mr. Parviz, professore associato all'università di Washington, specializzato nelle bionanotecnologie.
Un esempio, piuttosto basilare di realtà aumentata e già disponibile in commercio, l'avevamo visto in occasione del Mobile World Congress, con un kit che permette di essere integrato all'interno di occhiali da sciatore e fornire in tempo reale informazioni utili
L'idea di avere un dispositivo del genere che ci accompagni, passo dopo passo, in ogni nostra giornata lascia sicuramente spazio a molte domande: quanto la tecnologia può davvero migliorare la nostra vita, ma soprattutto, è davvero necessario?
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IBM e ASTRON: supercomputing exascale per le origini dell'universo

ASTRON (Netherland Institute for Radio Astronomy) e IBM hanno annunciato l'avvio di una collaborazione della durata minima di cinque anni volta alla ricerca e sviluppo di supercomputer di classe exascale, a basso consumo energetico, che saranno utilizzati per l'elaborazione dei dati raccolti dallo Square Kilometre Array (SKA), il più grande telescopio radio che sarà realizzato nel corso dei prossimi anni.
Lo SKA, che è sviluppato e costruito dall'omonimo consorzio internazionale che riunisce gli astronomi provenienti da oltre 20 paesi, sarà completato entro il 2024 e verrà impiegato per raccogliere informazioni sull'universo, sulla sua origine, sulle galassie in evoluzione e sulla materia oscura. Gli scienziati stimano che la capacità computazionale necessaria per poter gestire la mole di dati raccolta dal telescopio è equivalente a quella espressa da alcuni milioni dei supercomputer più veloci esistenti attualmente.
SKA sarà composto da milioni di antenne che si occuperanno di raccogliere i segnali radio ed andrà a formare un'area di raccolta equivalente ad un chilometro quadro ma che abbraccia un'elevata area di superficie di oltre 3000km quadrati. Lo SKA sarà 50 volte più sensibile di qualunque altro dispositivo radio costruito fino ad oggi, ed oltre 10 mila volte più performante degli strumenti attualmente disponibili.
Secondo le informazioni preliminari attualmente disponibili, lo SKA produrrà quotidianamente una mole di dati di "qualche" exabyte per singolo raggio per chilometro quadro. Dopo aver processato i dati raccolti, ci si aspetta un volume di informazioni annuale tra i 300 e i 1500 petabyte che dovranno essere conservati. Numeri da far impallidire, e da far sembrare un'inezia i 15 petabyte prodotti annualmente dal Large Hadron Collider del CERN di Ginevra.


Per affrontare questa sfida, ASTRON e IBM hanno lanciato un progetto di collaborazione della durata di almeno cinque anni, chiamato DOME, e per il quale è previsto un investimento iniziale di quasi 33 milioni di Euro. E' solo basando il progetto complessivo su architetture che vadano oltre l'attuale stato dell'arte della tecnologia che sarà possibile gestire lo spaventoso volume di informazioni prodotte dallo SKA.
Ton Engbersen, IBM Research – Zurich, spiega: "Se si prende l'attuale traffico giornaliero su Internet e lo si raddoppia, si entra nel'ordine delle idee della quantità di dati che lo SKA raccoglierà ogni giorno. Questa è analitica Big Data portata agli estremi. Con DOME ci imbarcheremo su uno dei progetti scientifici più data-intensive di sempre, che avrà applicazioni più ampie al di là della ricerca astronomica".
Le attività di ricerca saranno focalizzate sulle tecnologie emergenti che consentano di disporre di una potenza computazionale di elevato livello a ridotti consumi energetici, così come sulle tecnologie di interconnessione ottiche e nanofotoniche per ottimizzare il trasferimento di grosse moli di dati e sulle soluzioni di storage ad elevate prestazioni basate sulla prossima generazione di sistemi a nastro e sulle nuove tecnologie di memoria a cambiamento di fase. Gli scienziati di entrambe le realtà collaboreranno nel nuovo ASTRON & IBM Centerr for Exascale Technology che è stato aperto a Drenthe, nei Paesi Bassi.
"Infrastrutture di ricerca così grandi come lo SKA necessitano di supercomputer estremamente potenti per poter processare tutti i dati. L'unica maniera accettabile di costruire e operare questi sistemi è di ridurre considerevolmente il loro consumo energetico. DOME ci offre opportunità uniche per cercare nuovi apporcci al Green Supercomputing e questo sarà di beneficio anche per altre realtà" ha dichiarato Marco de Vos, direttore responsabile di ASTRON.


Per poter basare il progetto su parametri realistici, gli scienziati utilizzeranno i metodi di IBM research per modellare le architetture delle infrastrutture che saranno ottimizzate sull'analisi dell'esistente sistema Low Frequency Array (LOFAR) progettato e costruito da ASTRON. LOFAR è una sorta di precursore di SKA, poiché fa uso di tecnologie che saranno implementate anche nel progetto dello Square Kilometre Array.
I piani per la localizzazione geografica di SKA devono ancora essere finalizzati, ma la decisione sarà presa nel corso del 2012. Attualmente le due opzioni rimaste che consentano l'installazione di milioni di antenne necessarie alla costruzione dello SKA sono l'Australia e il Sud Africa. La collaborazione DOME è realizzata con il supporto finanziario della provincia di Drenthe e del Ministero degli Affari Economici, Agricoltura e Innovazione olandese.
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