HTC si aggiudica il brevetto per il Face Unlock
Nel corso della gironata di ieri, l'azienda taiwanese HTC si è assicurata un brevetto che la rende proprietaria della tecnologia di Face Unlock. Al contrario di quanto si potesse pensare quindi i diritti su questo strumeno non appartengono a Google che, come sappiamo, ha introdotto questo sistema di sblocco del terminale nella propria release Ice Cream Sandwich del suo sistema operativo.
Il brevetto che ora appartiene ad HTC è stato così implementato in tutti i terminali che hanno ad oggi ricevuto l'aggiornamento all'ultima versione dell'OS mobile di Google, ma non solo, la feature è stata inplementata anche, ad esempio in Samsung Galaxy S e Samsung Galaxy W attraverso il "value pack" distribuito dalla stessa azienda coreana nei giorni scorsi.
Nonostante i diritti acquisiti con l'assegnazione del brevetto sembra davvero difficile che il colosso orientale possa far valere gli stessi direttamente nei confronti di Google. Pare invece molto più probabile che HTC possa chidere un risarcimento ai diretti competitori, come ad esempio la sopra citata Samsung e magari in futuro vietare ad altri l'utilizzo della propria tecnologia e diventare l'unico produttore a implementare il Face Unlock nelle proprie soluzioni.
Il brevetto in questione riguarda un metodo per sbloccare un dispositivo portatile (smartphone o tablet) che implichi l'utilizzo di informazioni biometriche. Le informazioni biometriche in questione possono comprendere l'immagine del volto di una persona come anche le sue impronte digitali.
In sostanza il brevetto descrive esattamente quelle che sono le operazioni necessarie per sbloccare il proprio device utilizzando il Face Unlock, ovvero quello che succede se si attiva questa funzionalità utilizzando Android Ice Cream Sandwich. C'e' solo una piccola differenza tra il brevetto HTC e l'implementazione della tecnologia da parte di Google, ovvero: nel caso in cui la procedura di sblocco tramite riconoscimento del volto non vada a buon fine e si debba sbloccare il terminale tramite password, la posizione del volto al momento del tentativo di sblocco viene registrata e, se si dimostra di conoscere la password, la nuova espressione verrà aggiunta alla lista dei volti che consentono lo sblocco.
Secondo quanto riportato, HTC sarebbe al lavoro su questo brevetto dal mese di novembre del 2008, ovvero da circa 3 anni, è quindi quantomeno probabile che Google abbia preso ispirazione proprio dal lavoro portato avanti dall'azienda taiwanese per dotare Ice Cream Sandwich del proprio Face Unlock.
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Il brevetto che ora appartiene ad HTC è stato così implementato in tutti i terminali che hanno ad oggi ricevuto l'aggiornamento all'ultima versione dell'OS mobile di Google, ma non solo, la feature è stata inplementata anche, ad esempio in Samsung Galaxy S e Samsung Galaxy W attraverso il "value pack" distribuito dalla stessa azienda coreana nei giorni scorsi.
Nonostante i diritti acquisiti con l'assegnazione del brevetto sembra davvero difficile che il colosso orientale possa far valere gli stessi direttamente nei confronti di Google. Pare invece molto più probabile che HTC possa chidere un risarcimento ai diretti competitori, come ad esempio la sopra citata Samsung e magari in futuro vietare ad altri l'utilizzo della propria tecnologia e diventare l'unico produttore a implementare il Face Unlock nelle proprie soluzioni.

In sostanza il brevetto descrive esattamente quelle che sono le operazioni necessarie per sbloccare il proprio device utilizzando il Face Unlock, ovvero quello che succede se si attiva questa funzionalità utilizzando Android Ice Cream Sandwich. C'e' solo una piccola differenza tra il brevetto HTC e l'implementazione della tecnologia da parte di Google, ovvero: nel caso in cui la procedura di sblocco tramite riconoscimento del volto non vada a buon fine e si debba sbloccare il terminale tramite password, la posizione del volto al momento del tentativo di sblocco viene registrata e, se si dimostra di conoscere la password, la nuova espressione verrà aggiunta alla lista dei volti che consentono lo sblocco.
Secondo quanto riportato, HTC sarebbe al lavoro su questo brevetto dal mese di novembre del 2008, ovvero da circa 3 anni, è quindi quantomeno probabile che Google abbia preso ispirazione proprio dal lavoro portato avanti dall'azienda taiwanese per dotare Ice Cream Sandwich del proprio Face Unlock.
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Google: datacenter con raffreddamento basato su accumulatori termici
Nel panorama delle iniziative di sostenibilità ambientale, un tema particolarmente caro a moltissime aziende IT, Google ha spesso mostrato l'adozione di tecnologie e strategie in grado di migliorare l'efficienza dei propri datacenter. L'ultima in ordine cronologico è l'adozione di un sistema di raffreddamento basato su accumulatori termici, che permettono di ridurre sensibilmente i costi di esercizio propri di un datacenter di grosse dimensioni.
Il sistema di raffreddamento verrà impiegato per la realizzazione di un nuovo datacenter situato a Taiwan, nella contea di Changhua, e che si estenderà per 15 ettari di terreno. Si tratta di una delle tre installazioni che Google ha annunciato a settembre 2011 e che hanno lo scopo di migliorare l'infrastruttura della compagnia nell'area Asia/Pacific. Google si attende una spesa di 300 milioni di dollari per la realizzazione del datacenter di Taiwan, che sarà reso operativo entro la seconda metà del 2013.
"Siamo molto entusiasti di costruire questo datacenter a Taiwan" ha dichiarato Lee-Feng chien, Managing Director per Google Taiwan. "Stiamo lavorando il più velocemente possibile per iniziare a portarlo online per la seconda metà del 2013, così da mantenere il passo con la rapida crescita nella regione, e per assumere un team di circa 25 googlers full time che gestiranno lo stabilimento quando sarà pienamente operativo".
Il sistema di raffreddamento basato sull'accumulatore termico consente di impiegare i sistemi tradizionali di condizionamento di notte, quando l'erogazione dell'energia elettrica è meno costosa. In questo modo è possibile accumulare, grazie all'impiego di appositi liquidi refrigeranti o ghiaccio, il freddo da erogare nelle ore diurne quando il costo dell'energia elettrica è superiore e i sistemi di condizionamento possono essere spenti.
"Sono lieto di confermare che questo sarà uno dei datacenter più efficienti e più rispettosi dell'ambiente costruito in Asia. Parte di ciò è grazie al nostro sistema di raffreddamento notturno e di accumulo termico, un'idea non rivoluzionaria ma che viene per la prima volta impiegata nella nostra flotta di datacenter. Abbiamo inoltre progettato su misura ciascun elemento dello stabilimento, adattando per l'ambiente locale alcune delle caratteristiche che i nostri ingegneri hanno sviluppato per i nostri datacenter attorno al mondo e che ci hanno permesso di impiegare il 50% in meno di energia rispetto alle installazioni tradizionali".
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Il sistema di raffreddamento verrà impiegato per la realizzazione di un nuovo datacenter situato a Taiwan, nella contea di Changhua, e che si estenderà per 15 ettari di terreno. Si tratta di una delle tre installazioni che Google ha annunciato a settembre 2011 e che hanno lo scopo di migliorare l'infrastruttura della compagnia nell'area Asia/Pacific. Google si attende una spesa di 300 milioni di dollari per la realizzazione del datacenter di Taiwan, che sarà reso operativo entro la seconda metà del 2013.
"Siamo molto entusiasti di costruire questo datacenter a Taiwan" ha dichiarato Lee-Feng chien, Managing Director per Google Taiwan. "Stiamo lavorando il più velocemente possibile per iniziare a portarlo online per la seconda metà del 2013, così da mantenere il passo con la rapida crescita nella regione, e per assumere un team di circa 25 googlers full time che gestiranno lo stabilimento quando sarà pienamente operativo".
Il sistema di raffreddamento basato sull'accumulatore termico consente di impiegare i sistemi tradizionali di condizionamento di notte, quando l'erogazione dell'energia elettrica è meno costosa. In questo modo è possibile accumulare, grazie all'impiego di appositi liquidi refrigeranti o ghiaccio, il freddo da erogare nelle ore diurne quando il costo dell'energia elettrica è superiore e i sistemi di condizionamento possono essere spenti.
"Sono lieto di confermare che questo sarà uno dei datacenter più efficienti e più rispettosi dell'ambiente costruito in Asia. Parte di ciò è grazie al nostro sistema di raffreddamento notturno e di accumulo termico, un'idea non rivoluzionaria ma che viene per la prima volta impiegata nella nostra flotta di datacenter. Abbiamo inoltre progettato su misura ciascun elemento dello stabilimento, adattando per l'ambiente locale alcune delle caratteristiche che i nostri ingegneri hanno sviluppato per i nostri datacenter attorno al mondo e che ci hanno permesso di impiegare il 50% in meno di energia rispetto alle installazioni tradizionali".
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Memorie DDR4: al debutto in server per il 2014
L'evoluzione degli standard memoria per i sistemi server passa attraversomoduli DDR4, il cui debutto sul mercato potrebbe avvenire nel corso del 2014 stando alle indiscrezioni anticipate dal sito VR-Zone con questa notizia.
Saranno le soluzioni Haswell-EX di Intel pensate per sistemi a 4 socket, proposte che hanno quale attuale riferimento i processori Xeon E5-4600 di prossimo debutto sul mercato, quelle che introdurranno per la prima volta un memory controller integrato compatibile con questo standard memoria.
Le memorie DDR4 porteranno vari benefici in termini sia di una riduzione dei consumi, grazie all'alimentazione a 1.2V, sia di migliore gestione della protezione dei dati e della correzione di errori. Accanto a questo troveremo anche incrementi nella frequenza di clock e quindi nelle prestazioni, per bandwidth a disposizione di processori con architettura molto complessa che saranno sempre più elevate.
E' del resto proprio nell'ottica di fornire a questi processori un sottosistema memoria adeguato per potenza che le memorie DDR4 verranno progressivamente introdotte nell'ambito server. Le informazioni attuali indicano per Haswell-EX architetture multicore con un numero di core che dovrebbe raggiungere in alcune versioni il numero di 16, per un totale di 64 core per sistemi dotati di 4 socket.
Quando vedremo memoria DDR4 in sistemi desktop? Dato che le piattaforme Intel Haswell, attese nel 2013, debutteranno su piattaforma socket 1150 LGA in abbinamento a memoria DDR3 e che questa sarà abbinata anche ai processori Broadwell nel 2014, basati sullo stesso socket, si presume che questo nuovo standard memoria non sarà introdotto prima del 2015.
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Saranno le soluzioni Haswell-EX di Intel pensate per sistemi a 4 socket, proposte che hanno quale attuale riferimento i processori Xeon E5-4600 di prossimo debutto sul mercato, quelle che introdurranno per la prima volta un memory controller integrato compatibile con questo standard memoria.
Le memorie DDR4 porteranno vari benefici in termini sia di una riduzione dei consumi, grazie all'alimentazione a 1.2V, sia di migliore gestione della protezione dei dati e della correzione di errori. Accanto a questo troveremo anche incrementi nella frequenza di clock e quindi nelle prestazioni, per bandwidth a disposizione di processori con architettura molto complessa che saranno sempre più elevate.
E' del resto proprio nell'ottica di fornire a questi processori un sottosistema memoria adeguato per potenza che le memorie DDR4 verranno progressivamente introdotte nell'ambito server. Le informazioni attuali indicano per Haswell-EX architetture multicore con un numero di core che dovrebbe raggiungere in alcune versioni il numero di 16, per un totale di 64 core per sistemi dotati di 4 socket.
Quando vedremo memoria DDR4 in sistemi desktop? Dato che le piattaforme Intel Haswell, attese nel 2013, debutteranno su piattaforma socket 1150 LGA in abbinamento a memoria DDR3 e che questa sarà abbinata anche ai processori Broadwell nel 2014, basati sullo stesso socket, si presume che questo nuovo standard memoria non sarà introdotto prima del 2015.
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In Flickr editing online con gli strumenti di Aviary
Flickr promette interessanti novità per l'editing online delle immagini caricate sull'apprezzato servizio ormai di proprietà di Yahoo!. Entro poche settimane tutti gli account avranno a disposizione un nuovo link che permetterà l'editing immediato dei contenuti attraverso le soluzioni Aviary, società con cui Flickr ha siglato da poco un accordo specifico.
L'ambizione di una soluzione simile non può certo essere quella di un editing professionale e di un prodotto finale perfetto, ma per molti utenti la possibilità di modificare in modo semplice e rapido i propri scatti può essere un elemento decisamente utile e interessante. L'accordo con Aviary è frutto di un lavoro che ha visto coinvolti gli sviluppatori delle due realtà che come priorità avevano quella di creare una soluzione rapida da utilizzare e semplice da capire.
L'opzione sarà estesa in modo progressivo nel corso delle prossime settimane a tutti gli account di Flickr. Le funzioni di editing disponibili saranno basate su HTML5 e questa caratteristica amplia ulteriormente la flessibilità degli strumenti che possono di fatto essere utilizzati da qualsiasi browser in grado di supportare tale emergente standard. L'editing di immagini è un ambito nel quale è solitamente necessario un hardware di primo livello per ottenere risultati accettabili in tempi brevi, ma in uno scenario come quello messo a disposizione da Flickr il carico computazionale viene assolto dall'infrastruttura server e non dal dispositivo client.
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L'ambizione di una soluzione simile non può certo essere quella di un editing professionale e di un prodotto finale perfetto, ma per molti utenti la possibilità di modificare in modo semplice e rapido i propri scatti può essere un elemento decisamente utile e interessante. L'accordo con Aviary è frutto di un lavoro che ha visto coinvolti gli sviluppatori delle due realtà che come priorità avevano quella di creare una soluzione rapida da utilizzare e semplice da capire.

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Raid 0 con unità SSD nel notebook MSI per gamers
Un sottosistema storage con due SSD in configurazione Raid 0, integrato all'interno di un notebook? E' a questo risultato che è giunta la taiwanese MSI con il modello GT70, soluzione di fascia alta destinata al mondo dei videogiocatori più appassionati.
Sul canale Facebook dell'azienda, a questo indirizzo, sono state pubblicate alcune immagini di questa soluzione, indicata con il nome di MSI Super Raid. Un PCB di ridotte dimensioni, inferiori a quelle di un hard dsk da 3 pollici e 1/2, integra una coppia di unità SSD da 64 Gbytes ciascuna sviluppate da SanDisk, utilizzando connessione mSATA così da ridurre l'ingombro complessivo. Il notebook integra un secondo slot per hard disk da 3 pollici e 1/2, occupato in questo caso da un tradizionale modello meccanico.
La risultante è quindi quella di abbinare l'elevata capacità di archiviazione di un hard disk meccanico con la velocità di una coppia di unità SSD. I dati forniti da MSI indicano una velocità di lettura che si avvicina ai 1.000 Mbytes al secondo, valore allineato del resto alle capacità dell'unità SSD SanDisk che viene certificata per 450 Mbytes al secondo quale picco in lettura sequenziale e a 220 Mbytes al secondo per quella in scrittura.
Non solo SSD per questo notebook: MSI ha infatti scelto di integrare un processore della famiglia Ivy Bridge, di prossima introduzione ufficiale sul mercato, in abbinamento a sottosistema video discreto basato su GPU NVIDIA della famiglia Kepler. Lo schermo da 17,3 pollici di diagonale ha risoluzione di 1920x1080 pixel; troviamo a completare la dotazione sottosistema di rete Killer NIC e un sistema di altoparlanti Dynaudio.
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La risultante è quindi quella di abbinare l'elevata capacità di archiviazione di un hard disk meccanico con la velocità di una coppia di unità SSD. I dati forniti da MSI indicano una velocità di lettura che si avvicina ai 1.000 Mbytes al secondo, valore allineato del resto alle capacità dell'unità SSD SanDisk che viene certificata per 450 Mbytes al secondo quale picco in lettura sequenziale e a 220 Mbytes al secondo per quella in scrittura.

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