Samsung Chromebook Serie 5 in prova
Son passati alcuni mesi dalle prime apparizioni dei Google Chromebook in Italia con Samsung che ha presentato due modelli di Samsung Serie 5; a fianco di queste soluzioni ci sarebbe dovuta essere anche Acer ma per il momento non ci sono novità da parte del produttore taiwanese che su altri mercati ha già proposto il proprio Acer AC700.
Solo di recente abbiamo avuto a disposizione un sample del prodotto sul quale effettuare alcune prove e, soprattutto, valutare l'usabilità e le possibilità offerte dal sistema operativo di Google.

Trattandosi di un progetto sviluppato e ideato da Google Chrome OS è un sistema operativo quasi completamente basato sul cloud computing, quindi l'accesso ai dati personali, alle configurazioni dei singoli servizi e alle risorse web avviene esclusivamente attraverso internet, sfruttando le reti 3G o le soluzioni Wi-Fi. Come vedremo, la quasi impossibilità di memorizzare in locale i propri dati porta a scelte e svolte radicali che devono essere ben capite dagli utenti.
Per chi ancora non conosce il Samsung Serie 5 proponiamo qui di seguito una sintesi delle caratteristiche tecniche.
| Processore | Intel dual-core ATOM N570 1,66 GHz |
|---|---|
| Sistema operativo | Chrome OS |
| RAM | 2 GB DDR3 |
| Scheda grafica | Integrata |
| Tipo di monitor | LED |
| Risoluzione del monitor | 1280 x 800 pixel (WXGA) |
| Dimensioni del monitor | 12,1" |
| Storage | 16 GB SSD |
Da un punto di vista hardware siamo quindi di fronte a una tipica piattaforma da netbook con un display da 12,1 pollici e una risoluzione di 1280x800 pixel.
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Le recenti vicende di Diginotar hanno messo in luce quali siano le fragilità presenti nelle tecnologie di sicurezza ad oggi usate sul web: l'utilizzo di certificati SSL è sempre stato suggerito tra le best practice utili a innalzare il livello di sicurezza ma ora si impongono importanti interrogativi. Mozilla dopo aver bloccato i certificati Diginotar, non certo con un'azione preventiva o proattiva, ha deciso di affrontare il problema contattando in modo diretto tutte le società coinvolte nel rilascio di certificati digitali.
Lo scopo dell'iniziativa pare essere quello di raccogliere informazioni sulle singole Certificate Authority, imponendo alcune regole base per la gestione e il rilascio dei certificati. Le garanzie richieste da Mozilla pare siano orientate alla sicurezza delle infrastrutture utilizzate dalle singole CA per emettere i certificati, evitando quindi le situazioni imbarazzanti in cui Diginotar si è venuta a trovare.
Mozilla lascia circa una settimana alle varie Certificate Authority per rispondere ai quesiti, per adattare le proprie infrastrutture e viene precisato che la partecipazione a questa nuova iniziativa è del tutto discrezionale: di fatto Mozilla potrebbe avere facoltà di estromettere CA di cui non si fida. In questo scenario si avranno ricadute dirette per l'utente finale: qualora venga visitato un sito web protetto con un certificato emesso da una Certificate Authority non inserita nel nuovo programma Mozilla, il browser visualizzerà un alert con l'invito a non procedere nella navigazione per motivi di sicurezza.
Online si leggono vari commenti più o meno favorevoli all'iniziativa. Va comunque considerato che quanto fatto da Mozilla è un primo passo concreto e tangibile verso la risoluzione di una situazione al momento ancora delicata.
Tutti i principali produttori di browser web hanno più o meno reagito rapidamente al problema bloccando l'utilizzo dei certificati Diginotar. La situazione è però tutt'altro che risolta, infatti ci sono molti altri software che ancora utilizzano tali certificati SSL: Diginotar al momento compare nella Adobe Approved Trust List, quindi tali certificati sono ad esempio utilizzati da Adobe Reader e Acrobat ma Adobe dovrebbe intervenire a breve.
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Sony: il futuro è nei sensori Super Reality con pixel bianchi
Su Business Magazine si è parlato dei dati relativi alle vendite di sensori nel 2010 da parte di Sony: ne è emerso un quadro in cui Sony spadroneggia in alcuni settori (come i sensori per videocamere) e in cui il colosso nipponico trae i suoi maggiori guadagni da due segmenti opposti, i cellulari e le reflex. I primi hanno un numero di pezzi vicino al miliardo, ma rappresentano il 36% delle vendite, i secondi pur essendo in quantità solo l'1%, rappresentano il 27% del fatturato della divisione sensori.
La seconda parte della presentazione contente i dati, a cura di Yasuhiro Ueda Senior General Manager, Image Sensor Business Division, Semiconductor Business Group di Sony, si concentra maggiormente, getta lo sguardo sui futuri sviluppi della tecnologia dei sensori. Sony conferma che i maggiori sviluppi arriveranno dai sensori CMOS (a scapito dei CCD), soprattutto dalle versioni retroilluminate, in grado per costruizione di essere più efficienti nella raccolta della luce incidente.

Un grande passo in avanti sarà costituito per Sony dai sensori Super Reality, studiati per offrire un visione 'migliore dell'occhio umano'. Come già proposto da Kodak qualche anno fa, per migliorare le prestazioni di gamma dinamica e in condizioni di scarsa illuminazione, Sony ha pensato di modificare il filtro Bayer inserendo anche dei pixel 'bianchi' (non filtrati e quindi trasparenti), per massimizzare la raccolta di radiazione luminosa.
In questo tipo di approccio naturalmente diminuiscono le informazioni relative ai colori, ma un algoritmo di demoisaicing ottimizzato dovrebbe comunque essere in grado di ricostruire correttamente la scena a livello cromatico. Al momento non è nota la roadmap relativa al nuovo tipo di sensore, sarà interessante vedere tempistiche di arrivo e le prestazioni reali dei nuovi Super Reality Sensor e le eventuali mosse della concorrenza.
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E' previsto per il 15 Novembre il debutto ufficiale dei primi processori Intel appartenenti alla famiglia Sandy Bridge-E; con questo nome sono indicate le future soluzioni desktop di Intel destinate al segmento top di gamma del mercato, destinate a prendere il posto delle CPU socket 1366 LGA.
Assieme a questi nuovi processori debutteranno, come già segnalato in precedenza, piattaforme su socket 2011 LGA in abbinamento a chipset Intel X79. Troveremo al debutto 3 nuovi modelli; la proposta top di gamma Core i7-3960X Extreme Edition sarà caratterizzata da una frequenza di clock di 3,3 GHz di default in grado di spingersi sino a un picco di 3,9 GHz via tecnologia Turbo Boost; l'architettura sarà del tipo a 6 core con tecnologia HyperThreading, al pari del modello Core i7 990X che andrà a sostituire sul mercato.
Per il modello Core i7-3930K la frequenza di clock di default dovrebbe spingersi sino a 3,2 GHz, con il picco di 3,8 GHz via tecnologia Turbo Boost e cache L3 che sarà pari a 12 Mbytes. La presenza della lettera K nel nome lascia supporre si tratti di una CPU dotata di moltiplicatore di frequenza sbloccato verso l'alto. Per il modello Core i7-3820 avremo architettura quad core contro l'architettura a 6 core adottata per le due altre CPU, cache L3 da 10 Mbytes, frequenza di clock di default di 3,6 GHz che potrà venir spinta sino a 3,9 GHz via tecnologia Turbo Boost.
Un periodo di presentazione a Novembre permetterà a Intel di beneficiare della stagione di vendite natalizia, oltre che di mettere sotto pressione competitiva la rivale AMD che dovrebbe presentare nel corso del mese di Ottobre le proprie soluzioni basate su architettura Bulldozer destinate al segmento desktop del mercato, con versioni sino a 8 core. Il processore Core i7-3960X Extreme Edition verrà proposto agli abituali 999 dollari di listino; per le soluzioni Core i7-3930K e Core i7-3820 troveremo invece prezzi ufficiali pari rispettivamente a 583 dollari e 294 dollari, stando ai dati attualmente disponibili.
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