
Falla in Skype, indirizzi IP degli utenti in pericolo
Skype potrebbe rivelare l'indirizzo IP dell'utente finale, andando così a rivelare la posizione geografica e mettendo in pericolo la privacy di chi lo utilizza. Queste le conclusioni di quanto riportato da alcuni ricercatori del "Polytechnic Institute of New York University".
Secondo quanto riportato da questa analisi, infatti, il problema sarebbe relativo alla videochiamata: i ricercatori avrebbero infatti iniziato oltre 10 mila chiamate casuali attraverso Skype e, anche qualora l'utente non rispondesse, l'IP sarebbe stato facilmente recuperato. Non sarebbe, pertanto, nemmeno necessaria una risposta per rendere potenzialmente disponibile, ad un utente esterno, il proprio indirizzo IP.
Avere a disposizione un indirizzo IP, per utenti malintenzionati, può significare avere maggiori informazioni circa il proprio ed eventuale bersaglio, andando così a recuperare maggiori informazioni. I ricercatori, durante la loro analisi, sono stati così in grado di seguire gli spostamenti di un utente Skype, che ha viaggiato in tre differenti città. Le implicazioni di una simile falla di sicurezza sono, ovviamente, importanti.
Skype, ora di proprietà Microsoft, conta 171 milioni di utenti registrati nel mondo: un bacino di utenza ampio che potrebbe fare gola a molti. Sono molti ad avere, nel corso del tempo, puntato il dito contro i problemi di sicurezza di Skype, con particolare attenzione proprio sulla vulnerabilità relativa all'esposizione dell'indirizzo IP. Ad essere messa sotto accusa non è solo l'applicazione per desktop, ma anche quella per smartphone che renderebbe pubblici numero di telefono e altre informazioni.
Skype avrebbe già risposto la scorsa settimana, affermando che il problema è noto i lavori per trovare una soluzione sono avviati da tempo. Come ogni software di comunicazione, tuttavia, una volta collegati i due IP sono però visibili e questo rappresenta il problema di fondo. Risolvere questo problema sarà però determinante per lo sviluppo futuro di Windows, in cui Skype avrà una maggiore integrazione.
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Acer Iconia Tab A200 annunciato ufficialmente
Nel corso della giornata di venerdì, è stato ufficialmente annunciato Acer Iconia Tab A200, che aveva già fatto parlare più volte di sè nel corso delle ultime settmiane. Iconia Tab A200 è stato presentato come un tablet "ad un prezzo abbordabile" e sarà commercializzato a partire dal prossimo gennaio.
In accordo con quanto dichiarato dalla casa produttrice, le consegne dei nuovi Acer Iconia Tab A200 sono già iniziate in alcuni "paesi selezionati". Ancora non si hanno tuttavia indicazioni riguardo al possibile prezzo della soluzione.
Iconia Tab A200 porta in dote un display da 10.1 pollici a risoluzione 1280x800 e un processore Nvidia Tegra 2 operante alla massima frequenza di 1 GHz, supportato da 1 GB di RAM. La memoria dedicata allo storage ammonta a 8 o 16 GB a seconda della versione scelta e in entrambi i casi può essere integrata con schede di memoria microSD.
Dalle immagini ufficiali il nuovo tablet Acer dovrebbe essere privo di fotocamera posteriore ma ne porterebbe in dote una frontale da 2MP per le videochiamate. Il sistemaoperativo in dote è Android nella sua versione Honeycomb, aggiornato alla versione 3.2 ma, il produttore taiwanese ha garantito l'aggiornamento in un secondo tempo alla nuova release Ice Cream Sandwich.
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Android Ice Cream Sandwitch anche per sistemi PC?
Chih-Wei Huang, uno sviluppatore taiwanese, ha avviato il gruppo Android-x86 per avere a disposizione un port del sistema operativo Android Ice Cream che possa operare con architetture x86, senza tuttavia essere entrato all'interno dell'Android Open Source Project (AOSP) ufficiale di Google. Il lavoro di questo gruppo non ufficiale mira ad utilizzare Android Ice Cream all'interno di architetture PC e non smartphone o tablet.
E' questa precisa finalità che allontana Intel da questi sforzi, che infatti vedono come azienda impegnata nel supporto attivo AMD. Intel è ovviamente interessata ad avere una versione di Android Ice Cream che possa operare con le proprie architetture x86, ma con il fine di adottare queste ultime in sistemi tablet e smartphone. Per il gruppo, stando a quanto pubblicato da Eetimes a questo indirizzo, il mercato dei sistemi PC rimane di notevole interesse e merita un investimento specifico.
Il fine di Intel è ovviamente quello di vedere proprie architetture di processore x86 adottate in modo massiccio sia in soluzioni tablet come in quelle smartphone, potendo in questo sfruttare le proprie soluzioni Atom basate su architettura Medfield a 32 nanometri. Da parte dell'azienda americana non sembra invece esserci alcun interesse all'utilizzo di Android Ice Cream in sistemi PC, opzione che invece interesserebbe ad AMD e da questo il supporto diretto fornito al team di sviluppo asiatico
Intel, inoltre, non sarebbe interessata ad avere a disposizione una versione x86 di Android Ice Cream per sistemi PC per non frammentare ulteriormente il sistema operativo Android: questo team di sviluppo non è infatti entrato nell'Android Open Source Project (AOSP) ufficiale di Google, pertanto qualsiasi attività di sviluppo di codice compatibile non è diffusa all'interno dell'AOSP potendo venir utilizzata da altri aderenti. Per Intel questo non può che portare ad una inutile frammentazione del sistema operativo: un porting x86 per PC, così come configurato al momento attuale, si ridurrebbe ad essere una iniziativa che nasce come open source ma finisce per essere closed source.
La mancanza di supporto da parte di Intel non impedisce ovviamente di avere a disposizione una versione x86 del sistema operativo che possa operare con architetture PC tradizionali, ma limita in parte la compatibilità in quanto non sono disponibili per l'integrazione alcuni dei moduli driver di Intel. E' pertanto evidente come per il successo di questa iniziativa sia necessario un punto di svolta netto, con l'inserimento all'interno dell'Android Open Source Project ufficiale e il contributo dei vari aderenti. Resta ancora da capire in ogni caso, oltre alla curiosità e ad alcuni ambiti di utilizzo specifici, quale possa essere l'utilità effettiva di mercato di un porting di Android Ice Cream Sandwitch specifico per sistemi PC, oltre ovviamente che per architetture tablet e smartphone di tipo x86.
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Mozilla e l'accordo con Google: futuro incerto per Firefox
C'è preoccupazione per il futuro di Firefox: solo pochi anni fa il browser web di Mozilla è riuscito a creare non pochi problemi a Internet Explorer e portando sul mercato interessanti novità. La situazione critica è stata evidenziata da Ed Bott sul blog di ZDnet e trova nell'elemento economico il principale elemento critico per Firefox.
Bisogna tornare al 2008 con la memoria, o meglio con il search delle notizie. In quell'anno Google siglò un importante accordo con Mozilla che portava nelle casse di Firefox l'84% degli introiti derivanti dall'utilizzo di Google come motore di ricerca predefinito nel browser.
L'accordo appena citato ha rappresentato una solida base economica per Mozilla e ciò ha consentito investimenti nello sviluppo di Firefox, ma tale partnership aveva una durata pari a 3 anni e siamo ormai prossimi alla scadenza senza che le parti abbiano confermato un possibile prolungamento. Si potrà dire che c'è ancora tempo, oppure che certe informazioni possono anche rimanere riservate e non trovare spazio in press release o blog.
Tutto vero, ma rispetto al 2008 la situazione è decisamente mutata: è proprio Chrome a inseguire da vicino Firefox insidiandone la leadership. Da parte di Google potrebbe quindi non esserci più l'interesse o l'intenzione di sostenere in modo così importante il progetto. Quindi? In questo scenario il destino a medio termine di Firefox è tutto da ridefinire e il confronto serrato con Google e Microsoft potrebbe diventare sempre più difficile da gestire, soprattutto con risorse limitate.
Nello scenario peggiore, quindi con il mancato rinnovo dell'accordo con Google, per Firefox sarebbe necessario trovare un rimpiazzo. Il passaggio a Bing come motore di ricerca di default e il conseguente stretto accordo con Microsoft sembrano al momento ipotesi assurde, ma altrettanto assurdo era nel 2008 ipotizzare un tale successo di Chrome.
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