Domotica, la casa del futuro è molto vicina
Easydom NEXT è il nome dell'applicazione alla base dell'allestimento domotico mostrato, ovvero quel "lato software" di cui abbiamo accennato in precedenza, in grado di interfacciarsi con prese e controlli ZigBee. Le opzioni possibili sono innumerevoli: immaginiamo ad esempio l’accensione automatica delle luci del corridoio all’aprirsi della porta, l'abbassamento delle tapparelle muovendo lo smartphone, attivare il sistema di condizionamento con comandi vocali, definire scenari di utilizzo dedicati alle singole esigenze e altro ancora. La novità sta nel fatto che il tutto può essere comandato da dispositivi che già si possiedono, senza quindi essere obbligati all'acquisto di punti di controllo dedicati, di solito costosissimi.

L'interfaccia è fortemente ispirata alla ben nota Metro di Windows 8, sebbene quanto osservato dal vivo girasse sugli attuali Windows 7. L'interfaccia, quindi, si presenta davvero semplice ed intuitiva, soprattutto per chi ha già familiarità con dispositivi Windows, Windows Phone o console Xbox. Si possono notare nell'immagine (nella gallery in ultima pagina tutto risulta più leggibile, vi invitiamo a consultarla) alcuni scenari di utilizzo attivabili con un semplice click, ad ognuno dei quali sono associate diverse azioni.
Con Easydom NEXT tutti gli schermi rimangono costantemente sincronizzati, per avere un aggiornamento istantaneo del sistema domotico indipendentemente dal device utilizzato. In questo modo, qualsiasi funzione e comando vengano creati o eseguiti saranno sempre disponibili nei dispositivi che fanno parte della rete domestica.
Sarà quindi possibile creare, ad esempio, lo scenario relax, che accenda le luci (a una percentuale di potenza stabilita) solo in determinate zone della casa, mandare in esecuzione determinate playlist, abbassare le tapparelle, adeguare la temperatura dell'ambiente e via dicendo, il tutto facendo un click sul tablet o sul cellulare. Per fare ciò occorre ovviamente che il software sia configurato correttamente, e anche in questo caso Easydom NEXT permette di creare gli ambienti con un configuratore ad hoc, che ci è apparso di facile utilizzo anche per chi non è particolarmente appassionato di tecnologia.

Alcune semplici icone indicano in trasparenza la tipologia di apparecchio comandabile (lampadina, televisore, sistema audio, videosorveglianza e via dicendo), sui quali è possibile intervenire manualmente attraverso l'interfaccia touch per l'attivazione o la disattivazione. Come accennato in precedenza, queste operazioni possono essere aggregate anche sotto scenari specifici, che in automatico provvederanno ad eseguire le operazioni scelte.
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Kit a liquido per notebook allo studio da Asetek
Asetek ha annunciato lo sviluppo di un nuovo sistema di raffreddamento a liquido adatto all'utilizzo in sistemi notebook e all in one, con il quale poter assicurare sia migliore dissipazione termica rispetto ai tradizionali kit ad aria. L'approccio è quello standard dei kit a liquido integrati: waterblock montati sui componenti da dissipare, con un sistema di circolazione del liquido di tipo chiuso collegato ad una pompa.
Una soluzione di questo tipo non può ovviamente essere adattata a tutti i sistemi notebook: questi devono essere di una certa potenza, così da richiedere un raffreddamento supplementare e oltre a questo mettere a disposizione uno spazio adeguato all'interno dello chassis. I candidati ideali sono quindi quei notebook con display da 17 pollici, dotati di processori dalla notevole potenza di calcolo e abbinati a sottosistemi video con due GPU che operano in parallelo.
Nel video Asetek ha dimostrato il principio di funzionamento di questa tecnologia, evidenziandone i benefici rispetto ad un tradizionale approccio con kit ad aria. Il risultato è quello di aver portato un notebook Alienware M18x, soluzione desktop replacement specificamente indirizzata ai videogiocatori più esigenti., ad un notevole incremento nelle frequenze di clock della CPU (da 3,5 GHz sino a 4,4 GHz) e delle due GPU (da 680 MHz a 800 MHz). Tali valori, non compatibili con il sistema di raffreddamento ad aria di default integrato nel notebook, sono stati ottenuti anche con una riduzione del rumore di funzionamento.
Che vi sia necessità di sistemi di raffreddamento più efficaci anche in sistemi notebook è evidente, a dispetto della continua contrazione dei TDP massimi dei processori utilizzati in sistemi portatili. Non sappiamo tuttavia quale potrà essere il futuro commerciale di questa tecnologia sviluppata da Asetek: è presumibile che trovi spazio in specifiche implementazioni di clienti OEM in quanto richiede un design specifico in funzione del particolare chassis del notebook utilizzato e non può essere proposta con un design di tipo universale.
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Una soluzione di questo tipo non può ovviamente essere adattata a tutti i sistemi notebook: questi devono essere di una certa potenza, così da richiedere un raffreddamento supplementare e oltre a questo mettere a disposizione uno spazio adeguato all'interno dello chassis. I candidati ideali sono quindi quei notebook con display da 17 pollici, dotati di processori dalla notevole potenza di calcolo e abbinati a sottosistemi video con due GPU che operano in parallelo.
Nel video Asetek ha dimostrato il principio di funzionamento di questa tecnologia, evidenziandone i benefici rispetto ad un tradizionale approccio con kit ad aria. Il risultato è quello di aver portato un notebook Alienware M18x, soluzione desktop replacement specificamente indirizzata ai videogiocatori più esigenti., ad un notevole incremento nelle frequenze di clock della CPU (da 3,5 GHz sino a 4,4 GHz) e delle due GPU (da 680 MHz a 800 MHz). Tali valori, non compatibili con il sistema di raffreddamento ad aria di default integrato nel notebook, sono stati ottenuti anche con una riduzione del rumore di funzionamento.
Che vi sia necessità di sistemi di raffreddamento più efficaci anche in sistemi notebook è evidente, a dispetto della continua contrazione dei TDP massimi dei processori utilizzati in sistemi portatili. Non sappiamo tuttavia quale potrà essere il futuro commerciale di questa tecnologia sviluppata da Asetek: è presumibile che trovi spazio in specifiche implementazioni di clienti OEM in quanto richiede un design specifico in funzione del particolare chassis del notebook utilizzato e non può essere proposta con un design di tipo universale.
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Google Docs con controllo ortografico contestualizzato
Google annuncia una novità nell'ambito dei servizi Google Docs che sottende importanti novità. Come riporta il blog ufficiale del progetto gli sviluppatori sono al lavoro per migliorare il controllo ortografico offerto agli utenti utilizzando le web application.
La novità annunciata non è da poco, infatti il controllo ortografico di Google si svincola dalla logica comune legata al confronto con il vocabolario - evoluto, aggiornato che sia - ma i suggerimenti e le correzioni vengono offerte all'utente basandosi anche sul materiale costantemente indicizzato dagli spider Google. In questo modo il controllo ortografico può fornire suggerimenti contestuali, riconoscere terminologie particolari e difficilmente riscontrabili su vocabolari classici.
Anche le modalità con le quali vengono visualizzati i suggerimenti cambia, infatti dalle immagini riportate sul blog ufficiale si vede una situazione tipica a quella ormai comune dell'inserimento delle key word di ricerca.
L'utente ha quindi a disposizione un controllo ortografico in grado di capire il contesto della frase e le eventuali correzioni terranno conto proprio di tale ambito. Inoltre, la base di dati viene costantemente aggiornata e integrata con l'indicizzazione effettuata da Google.
Per il momento le novità relative al controllo ortografico di Google Docs sono riservate alla sola lingua inglese ma Google intende estendere tale opzione a livello globale, ma ovviamente andrà poi rivalutata la qualità delle correzioni offerte e la capacità di contestualizzazione degli algoritmi.
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La novità annunciata non è da poco, infatti il controllo ortografico di Google si svincola dalla logica comune legata al confronto con il vocabolario - evoluto, aggiornato che sia - ma i suggerimenti e le correzioni vengono offerte all'utente basandosi anche sul materiale costantemente indicizzato dagli spider Google. In questo modo il controllo ortografico può fornire suggerimenti contestuali, riconoscere terminologie particolari e difficilmente riscontrabili su vocabolari classici.
Anche le modalità con le quali vengono visualizzati i suggerimenti cambia, infatti dalle immagini riportate sul blog ufficiale si vede una situazione tipica a quella ormai comune dell'inserimento delle key word di ricerca.

Per il momento le novità relative al controllo ortografico di Google Docs sono riservate alla sola lingua inglese ma Google intende estendere tale opzione a livello globale, ma ovviamente andrà poi rivalutata la qualità delle correzioni offerte e la capacità di contestualizzazione degli algoritmi.
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Gmail spiega come identifica lo spam
I messaggi di spam sono un problema non da poco: occupano spazio nelle caselle email degli utenti, portano a sprechi di risorse per la loro gestione e, soprattutto, sono fastidiosi. Purtroppo lo spam è un fenomeno che non cenna a diminuire, ragion per cui gli addetti ai lavori hanno da tempo messo in atto soluzioni utili alla gestione del problema.
Gran parte del lavoro viene svolto dagli stessi ISP che offrendo una prima protezione agli utenti hanno anche la possibilità di limitare lo spreco di risorse e di banda. Alla fine però inevitabilmente lo spam arriva nelle nostre caselle di posta elettronica e sta a noi gestirlo in modo manuale o con strumenti automatici; questi ultimi non possono però fare miracoli sostituendosi al pensiero umano, può quindi capitare che messaggi di spam non vengano filtrati e altri messaggi vengano erroneamente gestiti come indesiderati.
Gmail di Google offre una filtro per lo spam molto valido: si ha una buona pulizia già utilizzando le opzioni di default che però possono essere migliorate in base a scelte, impostazioni e segnalazioni dell'utente. In alcuni casi capita però di non capire il motivo in base al quale Gmail definisca che un particolare messaggio debba finire nello spam e proprio per risolvere queste situazioni di incomprensione il servizio email di Google è stato recentemente aggiornato.
Come riporta il blog ufficiale accedendo alla cartella spam e a uno specifico messaggio si avrà la possibilità di conoscere il motivo per il quale Google ritiene quel contenuto come spam. Potrebbe trattarsi di un scelta dell'utente, o di una decisione di Google riconducibile al dominio dal quale uno specifico indirizzo proviene.
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Gran parte del lavoro viene svolto dagli stessi ISP che offrendo una prima protezione agli utenti hanno anche la possibilità di limitare lo spreco di risorse e di banda. Alla fine però inevitabilmente lo spam arriva nelle nostre caselle di posta elettronica e sta a noi gestirlo in modo manuale o con strumenti automatici; questi ultimi non possono però fare miracoli sostituendosi al pensiero umano, può quindi capitare che messaggi di spam non vengano filtrati e altri messaggi vengano erroneamente gestiti come indesiderati.

Come riporta il blog ufficiale accedendo alla cartella spam e a uno specifico messaggio si avrà la possibilità di conoscere il motivo per il quale Google ritiene quel contenuto come spam. Potrebbe trattarsi di un scelta dell'utente, o di una decisione di Google riconducibile al dominio dal quale uno specifico indirizzo proviene.
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Facebook: foto ad alta risoluzione a tutto schermo e novità per il profilo sRGB
Ormai le raccolte fotografiche su Facebook hanno sostituito i vecchi album di foto, quelli che troviamo ancora riposti in qualche cassetto in giro per casa. Sono più di 250 milioni le foto che vengono caricate ogni giorno su Facebook. Caricare foto su Facebook è un modo semplice e veloce per condividerle con parenti e amici, ma la piattaforma del colosso creato da Mark Zuckerberg non è forse la migliore dal punto di vista dell'usabilità e dell'interfaccia per la visualizzazione degli scatti.
Il team di Facebook è in costante lavoro per migliorare questo aspetto e ha da poco annunciato un paio di interessanti novità. La prima è il supporto alla visualizzazione a schermo intero delle foto ad alta risoluzione. Navigando su Facebook con i browser Chrome e Firefox e trovandosi su una foto ad alta risoluzione si vede ora apparire una freccia a due punte in alto a destra sulla foto. Premendo il bottone si passa alla visualizzazione a schermo intero dell'immagine, con la possibilità di passare agli scatti successivi grazie ai bottoni a display, oppure utilizzando i tasti direzionali della tastiera. La nuova risoluzione massima per le foto passa a 2048x2048 pixel.
Meno evidente ai più è invece la seconda modifica da poco introdotta: si tratta nell'inclusione nei dati delle foto del profilo sRGB in modo più leggero. I dati che permettono al browser di riconoscere e applicare il giusto profilo colore alle immagini hanno solitamente un peso di 3KB (come spiegato nella pagina di Facebook Engineering che spiega le novità appena introdotte). Si tratta di un'inezia sulla singola foto, ma diventa un problema lato provider quando si devono gestire miliardi di foto e lato utente anche solo quando si carica una pagina con molti thumbnail. Il nuovo profilo pesa solo 524 byte e permette di essere applicato anche alle miniature senza rallentamenti, oltre a garantire un risparmio globale di banda.
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Il team di Facebook è in costante lavoro per migliorare questo aspetto e ha da poco annunciato un paio di interessanti novità. La prima è il supporto alla visualizzazione a schermo intero delle foto ad alta risoluzione. Navigando su Facebook con i browser Chrome e Firefox e trovandosi su una foto ad alta risoluzione si vede ora apparire una freccia a due punte in alto a destra sulla foto. Premendo il bottone si passa alla visualizzazione a schermo intero dell'immagine, con la possibilità di passare agli scatti successivi grazie ai bottoni a display, oppure utilizzando i tasti direzionali della tastiera. La nuova risoluzione massima per le foto passa a 2048x2048 pixel.

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